CAPITALISMO E NUOVE CONDI-

CAPITALISMO E NUOVE CONDI

 CAPITALISMO E NUOVE CONDIZIONI DI SCHIAVITU’
   (IN CODA ALLA “FALSA MORTE DELLE IDEOLOGIE”
)
(con nota di Pierluigi)

   A pag.7 di “Lettura”  allegato al “Corriere della sera” di domenica 6 aprile scorso ho letto un interessante articolo dello storico e filologo Luciano Canfora con il titolo “Così il nuovo capitalismo crea (e sfrutta) i nuovi schiavi”.
   Per “nuovi schiavi”, il filologo Canfora intende i lavoratori stranieri  impiegati dal caporalato nella raccolta dei pomodori da noi, i minatori impiegati nelle miniere del Sud Africa ed anche le maestranze del Sud-Est asiatico.
   Fra l’altro scrive: “La mondializzazione dell’economia e il venir meno di qualunque movimento… internazionale dei lavoratori ha creato le condizioni per questo ritorno in grande stile di forme di dipendenza….”.
    Inoltre scrive: “E’ chiaro che il profitto centuplica se il lavoratore è schiavo (schiavo di fatto, se non proprio formalmente). E il profitto è più sacro del Santo Graal nell’etica del ”.
    Mi fermo qui con le mie citazioni relative all’articolo del famoso Storico/Filologo, alle quali però mi ricollego per sviluppare il mio discorso.
    In primo luogo mi preme sottolineare la precisazione del filologo Canfora in merito alla nuova schiavitù, che non riguarda la schiavitù sancita dalle leggi come nella Roma antica o in qualsiasi altro stato antico o anche moderno (schiavitù formale, dunque, oltre che di fatto) bensì  quella che si realizza col “nuovo capitalismo”, la schiavitù “di fatto” che  non è contemplata da leggi specifiche, ma che è verificata nel fatto (o nei fatti).
    Perché però, osservo io qui, parlare solo della forma di schiavismo cui sono sottoposti i cosiddetti extracomunitari, come fa Canfora, e non parlare anche delle forme di occupazione (o disoccupazione) dei nostri giovani?
    Alcuni giorni fa abbiamo incontrato un ex alunno di mia moglie, ora ingegnere: Mia moglie gli ha fatto qualche domanda sul lavoro: Ha risposto: Sì, lavoro, ma è solo sfruttamento; ho la promessa che fra due anni sarò assunto a tempo indeterminato, ma penso che allora mi licenzieranno per assumerne un altro a tempo determinato al mio posto, perché per loro più conveniente.
    Infatti il capitalismo nel cosiddetto “mondo libero” non si limita a trattare da schiavi (di fatto) gli extracomunitari, ma sfrutta (di fatto) lo stato di occupazione o disoccupazione dei giovani delle classi subalterne (utilizza robot e macchine computerizzate e dice che il lavoro non c’è) e ne impedisce la realizzazione della personalità, togliendo loro, fra l’altro, le condizioni per formarsi una famiglia, di procreare ed allevare i figli con dignità (già questo mi sembra uno dei peggiori crimini sociali, non commessi neanche nell’antica Roma).
    Possiamo dire che l’ideologia liberal-liberistica (in quell’articolo, lo storico Canfora la indica con  “l’etica del mondo libero” ) ha creato un sistema in cui il denaro (cioè il profitto-guadagno materializzato e quantificato) è più sacro del Santo Graal (più sacro del Santissimo Sacramento, potremmo dire noi).
    Infatti per l’ideologia liberal- liberista, ogni valore etico, civile e religioso va subordinato al denaro ormai sacralizzato, cui va sacrificata anche ogni potenzialità delle persone sottoposte a sfruttamento. Infatti in tale ”etica del mondo libero” (libero?) il denaro non è più un mezzo per realizzare risorse e migliorare le condizioni individuali e sociali nel mondo, ma è un fine, anzi lo scopo supremo cui va tutto subordinato, è, in fondo il “dio denaro” con cui il singolo ricco (magnate, padrone, ecc. ) afferma il proprio dominio, la propria potenza, schiacciando a suo arbitrio ogni valore morale, politico, giuridico, sociale (qualche esempio da noi oggi non lo vede solo chi non lo vuole vedere).
   Ma perché questo è possibile? E’ possibile – dice il filologo Canfora – per effetto della “mondializzazione e il venir meno di qualunque movimento…. internazionale dei lavoratori”. Ecco, non ci sono più i partiti di sinistra, né ci sono più i sindacati, che possano unire ed organizzare i lavoratori nella difesa della loro dignità umana e civile: il denaro distrugge qualsiasi cosa che si frapponga al dilagare della sua potenza.
    A fronte della carenza dei movimenti di sinistra, esauriti dopo la caduta del muro di Berlino e il disfacimento dell’URSS, la colpa precipua del sistema capitalistico sta nella sua capacità e volontà di determinare l’occupazione o la disoccupazione a seconda dei vantaggi che si possono perseguire con la delocalizzazione del capitale o dell’impresa: con lo spostamento del capitale i ricchi trasferiscono la ricchezza presso altri popoli col vantaggio di una minore tassazione; con lo spostamento dell’impresa  trasferiscono  occupazione e lavoro presso altri popoli col vantaggio di salari più bassi.
    Così il sistema violenta il processo di autorealizzazione della persona e tende a provocare la disintegrazione e il disfacimento della comunità come organizzazione sociale, in cui l’uomo realizza se stesso e trasmette la cultura  nel futuro dei suoi figli. E’ un sistema distruttivo per l’esasperazione di una libertà che finisce per essere mostruosa.
                                                                          Luigi Filippetta

La mia nota
Caro Giggi, questo tuo articolo mi ha fatto venire in mente  una puntata di "Storie" (Corrado Augias su Rai3) con il Prof. Canfora ospite, dove Augias non era tanto d'accordo sul libro che ha presentato del Professore; non tanto sul contenuto, quanto su alcuni termini usati; inoltre  Canfora negava l'utilità della nostra partecipazione all'euro, al che Augias asseriva che non era la partecipazione ad essere sbagliata ma il modo di come furono fatti gli accordi. Insomma da un discorso all'altro, però concordavano che era il Capitale che doveva essere controllato altrimenti i lavoratori non avrebbere avuto futuro. Grosso modo! Ed io, subito dopo scrissi:
 
Certe ideologie (sonetto caudato)
dopo “storie” del 3 ottobre 2012
Augias ospita Canfora


Du professori, cor capo de biacca,
parlaveno de accordi; de governo;
de l'Ideologia ormai stracca
ma de l’accordo nun vedevi er perno!

L’antro canale intanto trasmetteva
‘na guera p’er lavoro de operai!
De qua la Teoria discuteva,
de là praticamente veri guai!

Intanto che siccedeno ‘ste cose,
quelli che sanno er monno com’è fatto,
nun stanno lì a penzà a tante chiose:

cianno tra loro de sicuro un patto:
schiavizzeno la gente. a bassa dose
de compenso; in più fanno ricatto!

E pe de più se semo poi scordati,
pé via de certe conquistate pose,
a cosa so serviti i Sindacati!

 Ciao, Pierluigi.