MURRICÓ È PURE QUISTU-

MURRICÓ È PURE QUISTU



Alisa



ANNALISA  CAMILLI

HA  VINTO IL PRIMO PREMIO DI GIORNALISMO, TRA TRENTA CONCORRENTI A LIVELLO MONDIALE IN UN CONCORSO BELGA.



PER  DOCUMENTARSI

 

 





  




 

 
ARMINU CHE CÓSA FUNZIONA: VEDEMO ÈCCO.
 
          







                                                                                


 


                                                LE REFOTE E LE MOLE
                               UN APPROCCIO STORICO (dalla SCANZIA, RadioManzo)
  Prima di noi, Luigi Filippetta (Giggi, per noi) ha provato a sensibilzzare, col suo libretto “Appunti e notarelle moriconesi” , distribuendolo alle maestre di Moricone ed inviandone una copia anche al Sindaco pro tempore. Dopo qualche anno, visto che con “Nui parlemo cucì”, e la mia pagina su “Il grillo parlante di Moricone” cercavo di “smuovere” qualcosa, una delle maestre, per la cronaca Pina Milani, mi diede la copia del libretto (dattiloscritto), di Giggi da cui ho potuto sia approfondire certe usanze che certi antichi comportamenti (alcuni mai modificati!); dopo qualche anno Giggi mi mandò il libro edito da Unibook. Pina, consegnandomi il fascicolo disse che sicuramente sarebbe stato più valorizzato. La ringrazio ancora. Questa specie di premessa, per chiarire, quando ci sarà, la dicitura “V. Gi.” si riferisce a “Appunti e notarelle moriconesi”. Ciò che stiamo facendo, caro Luca, potrà sembrare esagerato e presuntuoso ma se si analizza bene non è così, trattandosi di, se non il primo, uno dei primi impianti agricoloindustriali d’Italia. Parliamo del 1619; MDCXIX per meglio dire! E sarebbe bene se qulche giovane ne facesse una ricerca con più severa attenzione epistemologica. Qualcuno ha scritto; “ L’importanza di questo lavoro storiografico non sta tanto nel suo limite territoriale, perché, pur riguardando soltanto Moricone, avrebbe un forte spessore di ricerca storiografica generale. Infatti tale lavoro visto in prospettiva locale avrebbe un significato angusto e quasi risibile. La sua validità sta invece nella sua estensibilità all’interno del quadro nazionale ed oltre, addirittura di tutta la civiltà occidentale come elemento della storiografia della prima rivoluzione industriale, di cui è una delle prime testimonianze, se non addirittura la prima in Italia.”.
                                                           
                           QUELLO CHE SAPPIAMO DELLE REFOTE
Oggi, rimane qualche frammento, sparso in varie parti del territorio, da Monte Gennaro allo “Strepparo” (Osteria di Moricone). Ma quelli della mia età ed i nostri genitori ancora di più (e ce l’hanno raccontato) del Condotto, U Cunnuttu, che dalla Mola di Casoli, Monte Gennaro, un condotto d’acqua, passando per Ponte del Diavolo (costruito per il condotto stesso) attraversa la vallata e si poggia sul Monte Matano, u Madamu, lo percorre sopra le attuali Pedicate e all’altezza di Moricone, scende , entrando in un piccolo locale all’inizio di una scalinata la quale muore in un altro condotto però chiuso, che attraversa il paese per arrivare alla prima Refota, ci ricordiamo ancora dei pezzi interi. Il piccolo locale all’inizio scalinata serve per prelevare una porzione di acqua che per mezzo di un condotto, più piccolo, affiancato all’altro, porta l’acqua al Palazzo del Principe. Mio padre si ricordava il condotto ancora quasi integro, anche se l’acqua non passava più; dal 1864 l’acqua ormai arrivava dalla sorgente delle Capore a Montorio Romano. Comunque, in alcuni tratti, sono ancora visibili le due condotte, la scalinata col bottino e dei tratti di condotto coi mattoni sul Matano, oltre alla Torretta che funge da punto referenziale ma segnava anche il livello massimo raggingibile dall’acqua. La scalinata, oltre che al rallentamento dell’acqua serviva anche per il drenaggio. Al bottino arrivava l’acqua drenata dalla scalinata e veniva ridistribuita da due vasche: una grande per il condotto della Refota e una più piccola per la condotta per Palazzo Borhese. Abbiamo detto che le Refote erano più di una; quindi erano collegate con un condotto unico che per travaso una alimentava l’altra, passando per il ritrecine delle mole ed essendo seriali, non interessava se una stesse lavorando o no.
LA DISPOSIZIONE DELLE REFOTE
             
(*) SCALINATA  E PONTE(fatto a fine 1800 per realizzare la strad
           
                       FOTO CONTENETE LA SCALINATA                PONTE

COME TRMINAVA LA SCALINATA                  DOVE  ERANO DISLOCATE LE REFOTE