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ALLA RICERCA DEL FUNGO RARO

             Capitolo I                   
La carenza d'acqua
                    
Questa è una storia fantastica, senza tempo; lascio al lettore di collocarla nel periodo storico a cui si sente più attaccato. Lo scenario si, quello lo metto perché i protagonisti vivranno all'interno di un piccolo paese della Sabina tra il verde del Parco Naturale dei Lucretili e le campagne sottostanti. Un luogo unico al mondo per la sua bellezza tanto da essere invidiato da tutti gli altri piccoli paeselli confinanti e persino dalle grandi città consapevoli di non poter mai avere quella tranquillità, quell'aria pulita e quel cielo stellato che fanno di Moricane o specchio terreno dei Campi Elisi. 
Un posto unico al mondo, meta ogni anno, di milioni di turisti soprattutto nel periodo estivo in cui si posso gustare i frutti più buoni che la terra abbia mai prodotto: ciliegie, pesche, albicocche ed inoltre l'olio DOC, prodotto nei mesi invernali; ma la vera caratteristica di Moricane è un leggendario fungo, citato in tutte le più grandi enciclopedie ma mai trovato da nessuno. Anzi vi dirò di più: non esiste nessuna foto per identificarlo! 
    Un giorno, passando per caso da quelle parti Buricchio, il quale faceva l’investigatore e nel tempo libero si dedicava allo studio della micologia, trovò il paese vuoto; tutto quello che aveva sentito sul leggendario Moricane, in realtà non c'era! Anzi lo spettacolo era agghiacciante: cani morti lungo la strada, bambini e vecchi con il volto triste, tutti in giro senza vestiti, perfino i frati, infrangendo le regole, si erano spogliati della tonaca e tutto sembrava che andasse in malora. Buricchio si trovava da quelle parti perché era alla ricerca di quel fungo rarissimo, unico della sua specie, stanziale sulla montagna di Moricane e mai trovato da nessuno. Scioccato da quello scenario, lasciò in secondo piano la sua ricerca…Egli non riusciva a darsi una spiegazione; doveva essere questo il Paese dei sogni, lo aveva letto nel cartello, prima di arrivare al paese, dopo la frazione di Rozzano; ma lui aveva trovato tutt’altra cosa di quello che si aspettava: si respirava un'aria infernale, anzi peggio, non si respirava per niente.... Allora Buricchio prendendo un po' di coraggio avvicinò un paesano: un tipo buffo, uno strano signore, alto, magro magro, con uno sguardo curioso che non lasciava niente al caso. Disse di chiamarsi Fonino Fanaletto ed emanava un odore acre e insopportabile. Buricchio chiudendosi le narici con due dita, subito gli domandò se il paese in cui era arrivato, dopo molte fatiche, fosse il famoso Moricane o avesse sbagliato strada. Il tizio confermò che si trovava proprio nel luogo che cercava ma, purtroppo, nell'ultimo periodo alcune cose erano cambiate. Nelnostro straniero si risvegliò l’investigatore e volle sapere cosa fosse successo di tanto grave da aver ridotto in quelle condizioni il paese più bello del mondo e da tutti invidiato.
   I due si sedettero su un tronco di pino secco in mezzo alla strada e Fonino Fanaletto iniziò a raccontare come tutto cominciò due anni fa, quando a Moricane tolsero l'acqua...Avete capito bene cari lettori, al paese delle meraviglie tolsero l'acqua, sorgente di vita, ed era proprio questa la causa di quell'orribile lezzo che si respirava all'interno di Moricane; un fetore che arrivava fino a dieci chilometri di distanza, tanto da costringere gli abitanti di Circhiaropoli, i balocchi, ad emigrare dal loro paese per rifugiarsi nelle aperte campagne della Tenuta.
   Ma torniamo ai nostri due personaggi. Li avevamo lasciati seduti sopra un tronco d’albero, mentre Fonino Fanaletto iniziava a raccontare della sventura capitata al suo paese...


  Egli spiegava come tutto accadde in una bella giornata di giugno, quando si iniziava a sentire il primo caldo: tutti gli abitanti di Moricane , che di mestiere facevano i contadini, come tutte le mattine si erano alzati alle 4 per andare a raccogliere le ciliegie e stanchi, verso le 12, tornavano a casa per farsi una bella doccia...
   Appena ognuno di loro si chiuse in bagno e aprì il rubinetto, già pregustando un fresco getto d’acqua, il risultato che ottennero fu… niente... .neanche una gocciai! Subito tutto il paese si ritrovò nella piazza centrale dove è situato il comune e urla, grida, insulti, parolacce iniziarono a rimbombare nei confronti del sindaco, che era una donna.
  Il primo cittadino di Moricane era una bella donna con un forte carisma, tanto autoritaria da non aver mai preso, durante le 15 legislature passate, una sola iniziativa personale senza aver prima ascoltato il suo maggiordomo Egodazi; costui era un omone alto, robusto, possente sui 250 Kg con una folta barba ed incuteva paura solo a guardarlo; per non dire quando parlava: emetteva dei gemiti talmente gravi, da far tremare persino le mura del palazzo comunale, una delle più maestose roccaforti costruite al tempo dei saraceni in Italia. I due si affacciarono (come ricordava Fanaletto) dal balcone del palazzo comunale, uno a fianco dell'altra, stupiti nel vedere tutta quella massa di gente con le forche in mano e subito chiesero delle spiegazioni.
Dalla folla avanzò un omino, una specie di sindacalista dei nostri tempi, piccolo ma combattivo e grazie al suo ardore riuscì a spiegare il motivo per cui tutto il popolo di Moricane si trovava a protestare sotto il grande palazzo. I due amministratori si guardarono stupefatti senza dire una parola poiché non sapevano o non avevano voluto sapere da dove potesse venire il problema e si ritirarono all'interno del Comune accompagnati dai fischi della folla.
La Signora sindaco o forse Egodazi, convocò un consiglio straordinario per discutere del grave problema. Come di norma, fu la donna ad aprire il comizio con la mitica frase: “si, però poi, non vorrei che…” e subito passò la parola ad una giovane assessore, eletta da poco ma conosciuta per la sua strabiliante dialettica e seducente arte oratoria, la quale già sapeva come risolvere il problema e cercò di spiegarlo a tutte le persone presenti, il popolo di Moricane per intero. Ma il suo sforzo fu vano poiché parlò per più di dodici ore senza mai fare una pausa con il risultato di gente che dormiva sulle sedie; immense chiome di capelli strappate e cadute sul pavimento; più di cento morti per suicidio gettatesi dal balcone del palazzo comunale, pur di sfuggire al più terribile dei discorsi mai pronunciati nella storia politica dell’uomo.
     La giovane assessora dopo essersi resa conto della catastrofe causata dalle sue parole corse in lacrime tra le braccia della madre per cercare conforto.
   Lei, mentre il nostro simpaticissimo Fonino Fanaletto aveva finito di raccontare la triste storia a Buricchio, piangeva, piangeva più piangeva e più uscivano lacrime dai suoi occhi, ne versò talmente tante da sommergere per intero il paese di Moricane così che tornò l’acqua e la vita felice e allegra di una volta


 
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