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     Luigi Filippetta

   SCUOLA ED INTELLIGENZA ARTIFICIALE

   SCUOLA ED INTELLIGENZA ARTIFICIALE


         Penso che le analisi dei filosofi Severino e Galimberti contengano elementi molto importanti per l’interpretazione della realtà che si va sviluppando con l’espansione del potere della tecnica nel mondo contemporaneo. Tanto più per quel che riguarda l’affermazione dell’intelligenza artificiale che trova applicazione su settori sempre più ampi dell’attività umana. In prospettiva ne approfittano sempre più largamente i proprietari di complessi produttivi, commerciali e finanziari per ottenere gli stessi risultati del lavoro di impiegati, direttivi e lavoratori di ogni genere con l’attività svolta da macchine intelligenti su base di algoritmi matematici. Conseguentemente quei dipendenti vengono messi fuori mercato dall’oggi al domani ed emarginati, spesso ridotti a “scarti” sociali, secondo l’efficace metafora di papa Francesco, bloccando tutta l’economia popolare che va in una crisi non facilmente reversibile. A questa invasività delle macchine intelligenti non appare alcuna via di scampo, come impossibile e anacronistica sembra una qualsiasi forma di luddismo: licenziamenti, perdite di posti di lavoro e drammatiche miserie esistenziali sono sulla soglia di ogni nuovo giorno. Da queste sempre più drammatiche vicende, per ora sembrano salvarsi gli insegnanti. A noi anziani cresciuti nella vecchia cultura umanistica pare oggi impossibile che l’attività d’insegnamento possa essere svolta in prospettiva di algoritmi matematici, da macchine concernenti l’intelligenza artificiale e prodotte dalla robotica e dalle scienze informatiche. Infatti l’insegnamento implica il rapporto educativo, i cui fondamenti sono i valori, i sentimenti, l’immaginazione, l’emozione, la socialità, cioè elementi che sfuggono sicuramente al puro calcolo e alla pura razionalità. Ma non possiamo dimenticare che nella prospettiva dell’egoismo delle élites economico finanziarie e della loro sete insaziabile di accumulare ricchezze e denaro non ci sono limiti immaginabili. Al contrario bisogna tener conto che si vanno aprendo orizzonti e realtà inimmaginabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, se già ci sono macchine che possono elaborare anche articoli giornalistici in pochi secondi su argomenti dati, ormai pubblicati su più di un giornale, come avvenuto in Giappone. Ma l’opera educativa mi pare altra cosa, assai più specifica e più altamente complessa che non l’elaborazione di articoli di giornale: questi possono essere condotti su un piano di pura logica, sulla sola dimensione della razionalità, che è solo uno dei tanti aspetti dell’opera educativa. Oppure anche la scuola si dovrà rassegnare alla sostituzione del rapporto alunno- maestro con il rapporto macchina-alunno, che sul piano educativo potrà risolversi in ammaestramento, con l’obiettivo di allevare uomini senza ideali, senza curiosità e senza creatività, cioè senza libertà? Si dirà che i teorici della scuola (non mi va di dire i teorici dell’educazione) saranno ben guardinghi dal cedere alla spersonalizzazione del rapporto maestro-scolaro per cederlo alle macchine, in un processo di apprendimento di soli automatismi e di abilità che attengono ad un processo di solo ammaestramento. Ma occorre guardare al potere politico che segue quello economico in una sempre più imbarazzante prospettiva pragmatica ed a cui i teorici della scuola guardano spesso con ossequio. Ed il timore non è tanto quello dei posti d’insegnanti che si perderanno, come si vanno perdendo i posti di lavoro nei vari settori produttivi e dei servizi, quanto quello della spersonalizzazione del rapporto educativo con l’istituzionalizzazione del rapporto alunno- macchina: sarebbe non un dramma per la scuola, ma una tragedia per l’uomo del futuro.

                                                                               Luigi Filippetta 

                                                                 (Direttore Didattico in pensione)   


IL MIO CONTRIBUTO    

Era tanto che non aggiungevo  qualcosa, ma questo articolo mi ha fatto ripensare ad  una mia poesia ( sic!) scritta nel 1994, che è molto vicino a questa riflessione.   


EDUCATORI

1994

 

  -Er fatto che noantri monnaroli

         se comportamo tutti a 'sta magnera,

         da che dipennerà, dottor Fargnoli?

         Lei lo sa: legge insino a sera!-

  « Vedi, secondo me tutto er busilli

         sta nell'educazzione che ce dànno.

         Fino da piccoletti, 'sti mandrilli,

         ce 'mpareno a proteggece dar danno!

Più chiaramente: quanno sei fanello

         si fai 'na cosa ch'è 'na marachella

         metteno in mezzo sempre Farfarello;

  nun dicheno "ma no fijolo mio                

         si tu fai questo nun è cosa bella!"

         Te dicheno che nun je piace a Dio!

   E stai accorto, sai brutto vassallo:

          si fai 'na cosa poi che nun ci aggrata,

          ce trovi sempre pronto er maresciallo

          che t'arinchiude drento l'inferiata!

Insomma, pe' capicce, sor Camilli,

          invece de imparacce seriamente

         ce 'mpareno a cercà sempre cavilli,

   pe' annà avanti nun penzanno gnente.

  Nun ciànno mai detto che la Vita

          la devi vive co la convinzione

          che ciai intorno a te antre persone;

   ce spiegheno e credo l'hai capita

         sbaij e te penti:  pòi ricomincià

         a fanne un'antra e fatte perdonà! »

- E che ne penza lei, dottor Fargnoli,

che pé li conti ce sò antri rimeddi:

l'orloggi, mo, nun so più "orioli",

fanno conti m'ejo de Oddifreddi[1]?-

« Vedi amico, dirò nun è finita:

    semo all'inizzio de na nova èra,

    che pare ce semprifichi la vita,

    facennoce inseguì 'n'antra chimera!

Nun ce sarà più sentimento umano,

  nun ce sarà più amore all'uguajanza;

  l'Omo vivrà in un Limbo disumano:

la Machina nun ha la fratellanza!

   Essa esegue un ordine sovrano:

  lavora solo in base a un'ordinanza!

 

                                                                       Pierluigi Camilli



[1] Piergiorgio Oddifreddi, uno tra i più grandi matematici italiani.


 
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