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VirgPanchina
POESIA





LA PAGINA DI
 
              VIRGILIO   ANTONELLI


CENNI BIOGRAFICI
Virgilio Antonelli  nato a Moricone il 30 giugno 1962, dopo aver  frequentato in un collegio di salesiani il ginnasio, abbandonò il collegio e frequentò l'istituto statale magistrale (l'attuale liceo psico-pedagogico) diplomandosi Maestro. Ma, per motivi famigliari, non ha mai esercitato tale professione e si dedicò alla campagna, con alternanza "commerciale", aiutando il fratello che commercia tuttora frutta.
Il 12 maggio 2014 ha scelto, a pochi giorni dal compimento di 52 anni,  di abbandonare questo "mondo insulso e rovinato dalla superbia, l'arroganza e l'arrivismo" , come spesso mi diceva, suicidandosi.
 Spirito ribelle con tendenza alla misantropia, ha passato (tralasciamo un periodo oscuro che non vogliamo ricordare) molto tempo alla lettura (ha lasciato a suo figlio una invidiabile biblioteca di oltre 3000 volumi) ed alla rilettura dei classici greci e latini. 
  Come si può capire dai suoi scritti, era un anima perennemente  in lotta col mondo intero e solo chi ha avuto modo di conoscerlo, può, e non sempre, capirlo. Ogni qualvolta che ci trovavamo a discutere, se ne usciva sempre dicendo:«Caro zio, solo tu mi capisci!»; ma non era vero!
  Alla sua morte, dedicai questa poesia (che riporterò in orizzontale):
. A VIRGILIO, 12/05/2014  
Ogni tua poesia/era evidente messaggio/di voler per sempre andar via/da questo angusto passaggio!/Messaggio non troppo latente/e noi, da superficiali,/abbiamo capito un bel niente/dei tuoi pesantissimi mali./Quel gesto, più volte accennato,/nessuno ci ha mai creduto/e invece ci hai dimostrato/di averlo da sempre voluto!!/Ognuno di noi è basito,/incredulo e costernato./Qualcuno t’aveva capito/ma ora tu l’hai tacitato!/Ma ci rimarrà la figura/dell’uomo in perenne conflitto,/dall’apparenza assai dura/ma dentro di se derelitto!

                                                                                            Pierluigi


CI STO LAVORANDO 
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                  INDICE                 e         DEPOSITO POESIE

ALBERI
1982

Alberi alberi

alberi, in ogni dove

in cui occhio s'arresti

il verde degli alberi

in un unico ed immenso pensiero.
Alberi dalle forme svariate

che protendono

 verso il cielo

 le loro esili figure.

 Alberi di strada

alberi di campagna,

sospiri d'attimi

colori di vita

desideri d'un cielo

che la fiamma del sole squarcia.
Alberi alberi alberi,

che lieve alito d'amore

che pace,

che gioia sarebbe

rendervi custodi del mio segreto.


CHICCO DI GRANO
1982

Un chicco di grano

per un popolo affamato.

Nulla di più

per sfamare una tribù


GIROTONDO PER DIMENTICARE
1982


Giran veloci    '

i piedini dei bimbi

intorno al monumento,

le strette manine

formano una circolare catena

 e i soavi canti

 cullano il riposo

degli eroici soldati.

Girate fin che potete

 dolci creaturine

della felice nuova vita,

 girate intorno a questo triste ricordo

con canti e sorrisi,

e or fermi battete le manine,

saltate sulle vostre esili gambe

al ritmo pazzerello

d'una danza di gioia,

e poi girate

girate sempre. sempre più veloci,

finché l'errore

dei vostri padri

non sia del tutto dimenticato.


IL CIMITERO

1985

Un grande cancello
sbarra l'entrata
del mondo segreto,
quivi vinti e vincitori
ladri ed eroi
hanno un ugual gloria.
Attraversando il viale
gli alberi ti guidano
verso la pietra eterna,
gli odori dei crisantemi
e l'eco di lunghi pianti
si spandono nell'aria
pesante per i vivi.
Allineati come in guerra
son sepolti nella terra,
non fucili han per arma
ma croci di legno,
non più lamenti di dolore
provengono dai loro corpi
ma silenzi esalano
le tombe corrose.
Sembra un'immenso
esercito di soldati bianchi,
il generale li guida,
é davanti l'entrata,
non più in campi di battaglia
ma nei prati del cielo.
Uscendo da questo luogo
che non potrai dimenticare
senti che qualcosa hai perso;
Si...ecco,il cuore é ancora là
sepolto in quel silenzio.



INUTILE ORGOGLIO

1985

Chino me stesso
cosciente sull'orlo del baratro.
Dieci anni per soffrire
 fin qui nulla  da dire,
ma un attimo per morire
che libertà é questa?
Fragile é l'uomo
che piega il capo
con abominevole indifferenza
alle terribili ondate
dei perché senza risposta;
Ed io,
stolto tra gli stolti
peccatore tra i peccatori,
irrigidito da un'inutile orgoglio
non chinerò certo il capo
se mai mi spezzerò.



L'OSPEDALE
1983


II tempo tace

 nei lunghi corridoi dell'ospedale,

sulle pareti si diramano

invisibili edere,

 al di là di quelle spesse mura

si scopre al passo incerto,

 il retroscena della vita.

 Porte aperte a tutti,

 e su letti bianchi

giacciono

come pallidi cadaveri

gli assenti dal mondo.

Dense nuvole

di soffocanti odori

opprimono gli angusti spazi,

 soffitti scrutati a lungo

 come sfere di maghi

coprono l'immenso cielo,

 poi lamenti dolori di fuochi spenti

da gelide piogge.

Vegliano sui sudati muri croci di legno,

croci di corpi stanchi porgono

 ai due lati i loro volti disfatti,

 bisbigli di speranze

rivestono il vuoto di lunghe ombre,

grassi sorrisi

 attorniano la madre chioccia

dei suoi pulcini,

e nella semioscurità un misero qualcuno

volge l'orecchio attento

 ai desiderati passi.

Nell'ospedale

 colpiti dal male

si preparano al buio le dimenticate figure.

Alcuni si aggrappano

all'orlo dell'abisso

alcuni si lasciano sprofondare

ma i più ascoltano prima dell'arduo passo.




MIO MARE, ORA  MIA PALUDE
1986


  Un tempo era mare

 e l'onde gonfiandosi

percuotevano abbattendo

navi orgogliose

che in tempesta ardivano.

Le chiare acque del sale

sulle sabbie arse delle spiagge

e sugli scogli spigolati

soavemente si distendevano

 lasciando dietro di se

una triste scia bianca

 di cari e inappagati ricordi.

Era grande il mare

colmo d'acque e solitudine,

 risuonavano allora

voci sospiri silenzi

 nella sua pacata tristezza.

Occhio non aveva vista

 del limite d'ogni cosa,

 orecchio non aveva udito

 del suono ristoratore,

 il corpo non possedeva sensi

 per inebriarsi d'oblio.

Ora paludi di serpi

 e l'erbe del male crescono

 in un raggelato freddo,

 silenzi vampirizzati dalla morte

 investono l'aria

 d’un falso colore.

Ire e bestemmie paludate,

vegetali senza nome

animali respinti

e viscidità repellente

 in quelle acque melmose.

Ora s'avanza la palude

l'odore acre prende l'olfatto

copre del nero del fango bagnato

 il peccato e un triste rimorso.

Mia palude in te affondo

 ma il ricordo é sempre vivo

 dell'azzurro del mio mare.



NATALE VICINO, NATALE  LONTANO
1985


Natale che corre

con sciarpe e regali

 in cuori pieni d'amore,

Natale realtà di sogno

 fiore prediletto

di un'ansiosa attesa,

Natale insieme

 mille luci

tra fiori canti e balli,

Natale in due

lungo un viale

 di un'eterno amore,

Natale di Gesù bambino

 di speranza e d'amore

 di fede e carità.

Natale dietro le luci

della felice città

tra la sofferenza e il doloro,

Natale oscuro

 raggelato dal freddo

 lungo una buia via,

Natale che addolora

 nudo d'amore e di vestiti

 e con le scarpe rotte,

Natale di tanti

di pianto e di dolore

 di morte e di guerra.

Natale vicino;

In una grotta

nasce Gesù bambino.

Natale lontano;

Nel mio cuore

muore il signore.



PEZZI DI CARTA
1982


Pezzi di carta al vento
di una lettera mai scritta,
parole che non dicono
del dolore di un addio.



RICORDA: TU SEI UOMO
1990

 Colpi di frusta
cadono a grappoli
sulla mia bianca pelle,
profondi silenzi
colpiscono il mio animo
che solitario s'incammina
 in un mondo solitario.
Questo é male questo é bene
e tu devi scegliere,
sceglierai a tuo piacimento,
ti sarà concessa la libertà;
Ma bada
che il vento non ti travolga
che la luce non ti accechi
che il buio non ti imprigioni.
Pezzi di vetri
sotto i miei piedi,
e il serpente che morde,
vibra in alto il mio pugno
futile pugno d'un uomo,
ma la sconfitta é ormai certa.
Saffo si uccise.
La tua vista vedrà il mare
il sole la luna e la terra
e quanto vorrai
anche l'immenso sarà tuo,
perché tu sei uomo.
E creandoti l'Iddio,
con tocco raffinato di pennello,
diete a te
bellezza con coraggio
sapienza con sentimento.
E il mare inghiotti il marinaio
e il sole arse il contadino
e la luna spaventò il bambino
e la terra seppellì mio padre,
l'immenso é lontano
pari alla sua immensità.




LA VITA
1990

Il vento spazza
via le foglie dal giardino,
un foglio di carta
s'alza in aria mollemente,
raggiunge un balcone
s'arresta, poi precipita,
   precipita a terra.
Ma il vento soffia
arraffa il foglio
lo avvolge lo piega
lo scaraventa contro un muro;
E' la che, senza più varchi,
la vita diventa

un piccolo foglio nero




PAESE BIANCO PAESE NERO
1996


Paese
collina verde di fiori d'azzurro coperto,
stella madre fertile,
protetto e nutrito dal mio vegliato amore
in notti fredde e sole,
paese...
paese radici profonde nel cuore
gioia e dolore,
fanciullezza spensierata,
paternità preoccupata,
Paese
paese...ascolti?
Le tue strade antiche dei miei primi passi incerti,
le tue piccole grandiosità
nei miei innocenti occhi,
la mia (tua) casa e mio padre,
poi il ricordo triste d'una casa vuota.
Paese...
tu non ascolti il tuo figlio che piange
tra i rovi desolati della tua terra abbandonata.
Paese
paese, paese... piccola provincia di città
piccola terra avara d'amore
piccola tomba di dolci parole.
Paese mio
se si smantellassero le tombe
dei tuoi vecchi figli,
i loro occhi ti sprofonderebbero
nell'ignoto ignobile dell'ignaro.




POESIA
1983


Poesia di un attimo
poesia di sempre
poesia per me e per te
poesia per chi soffre
poesia nel mio cuore
poesia nella poesia.
Poesia eccelsa malinconia che resta mia
pur se in te va via.



SEMPRE DIETRO
"a ciò che sussurro dolcemente vita"

1985


Sempre dietro
con un amaro sorriso da vinto
eccomi avanzare a carponi,
per l'ennesima volta,
verso il traguardo dell'umiliazione,
nessun dolore ormai
non c'é dolore nel sempre.
L'ultimo vagone
di un treno trasandato,
non potrò mai
giungere in tempo
alla prima stazione di vita;
Fosse solo per me
direi "Peccato, ma forse non conta",
é la cara ed innocente catena
che a gran pena
mi tiene legato
a far della mia libertà
una deplorevole rassegnazione,
a viver una vita non più mia
ma d'altri.
Si sovrappongono sul mio vagone
le luride merci dell'umanità
e codesto fardello
che da anni m'afflige
in me prigioniero
non avrà mai fine.
Giovane testardo
stracarico di delusioni
stanco di viver
giammai verrò a lei,
ma se viver devo
non avrò più
l'ardente desiderio
di stringere a me
lo scettro del successo
e né avrò occhi d'invidia
per chi,cieco,dimenticando
il baratro che cinge il suo essere
dimena il pugno in alto
in segno d'un'incomprensibile vittoria.
Lo scorrere monotono
di un quieto fiume
richiama, si, al viaggio
di un impertubabile nomade,
ma é il nomade stesso
cosi simile ad un fiume
ma cosi lontano
da esser escluso
dalla vista delle acque.
Ed io cosi bramoso e cosi lontano,
fuori ne rido
dentro ne piango.
Taccio,
ma in me per me,
dall'attimo in cui fui respiro,
prescelto a vita
o alle some della vita,
protesto e protestando
chino me stesso cosciente
sull'orlo del baratro.
Dieci anni per soffrire
fin qui nulla da dire,
ma un attimo per morire
che libertà é questa?
Fragile é l'uomo
che piega il capo
con abominevole indifferenza
alle terribili ondate
dei perché senza risposta;
Ed io,
stolto tra gli stolti
peccatore tra i peccatori,
irrigidito da un'inutile orgoglio
non chinerò certo il capo
se mai mi spezzerò.


VIOLINI DEL VENTO
1984


Lieve l'onda del suono
frusciante tra le vie
giunge al mio orecchio,
ed é gioia lo sprofondare
nei gorghi dell'oblio,
ed é gioia il sentirsi
vento fuoco acqua.
Scorre il fiume delle note
e le fiabe della vita
raccontano mille amori,
ed é estasi suprema
l'attimo d'un'istante,
ed é vivere
ascoltare attoniti.
Ed il suono si riversa
tra le fessure tra i vicoli
nel cielo nell'aria nel mare,
ed é passato presente futuro
il corpo posseduto dal cuore,
ed é un ricordo
triste ma ancor vivo.
Suonate queste note
violini del vento,
suonate,
cosi all'alba
potrò piangere dolcezza.

RIMPIANTO
1983


A sera
quando la luna
s'attarda in cielo
lungo i viali d'alberi
tacite ombre in amore
respirano vita.
Nella via, a sera,
l'occhio va
su due ombre vicine,
e tutt'intorno il grigio argenteo
riveste d'un bianco sorriso
quelle case ammucchiate
l'una sull'altra,
quelle case vinte
vinte dal tempo.
Giovinezza allor depose
in quel balcone
ghirlande di rose,
e il tempo passò
rullando veloce sugli anni,
i petali caddero
poi scomparvero.
A sera,senza luna,
il sorriso va via,
e lungo la via deserta
una solitaria ombra curva
innalza alla trascorsa luna
una preghiera di rimpianto.



FANTASIE AMARE
1994


In questa interminabile notte,
imprigionata dal cielo,
il mio sguardo
ferisce una stella
fra le tante...
Fantasie,fantasie del cuore,
parole d'un bel gioco,
parole perfette perché imperfette
scolpite nella loro pomposa rotondità.
L'eroe cavaliere spingeva
la bianca puledra
oltre il fossato,
un nitrito
un gran vuoto
un secco tonfo
un mesto silenzio.
La farfalla variopinta
attendeva nell'aria
un'odore un sibilo un richiamo,
poiché tutto invano
molle e silenziosa,
come foglia d'un grigio autunno,
s'accascio a terra.
Che notte..questa notte!
solo intrecci da districare,
fantasie amare,fantasie di notte.
Il cielo..quanto cielo!
e quante stelle! e quanta luna!
il buio..quanto buio!
E la luce?
la luce é del giorno.
L'aquila s'é levata in volo,
l'occhio vigile osserva
e poi giù a terra,
afferra e strappa.
La notte termina a giorno
ed il giorno a notte,
ma mai cessano le fantasie.








 
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