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Capitolo III
Some di democrazia
  
Finiva l’estate a Moricane, il sole, quasi stanco di quelle lunghe e afose  giornate, trovava riposo nelle fresche sere autunnali. 
Fu proprio in una di quelle sere che qualche moricanese, di quelli più coraggiosi, di quelli che si abbandonano al raro piacere dell’ozio da bar anche dopo le festività estive, notò aggirarsi per le vie del paese un nuovo figuro. 
Si sa, non occorre nemmeno dirlo quanto sia vano lo sforzo di passare inosservato per un forestiero in un piccolo paese come Moricane. Sforzo ancor più vano se trattasi di un tipo distino, di bella presenza, con una corporatura robusta, uno di quelli che emana un profumo diverso dal solito, diverso dalla campagna. 
Uno che sa di lontano.
Arrivava la sera, i suoi lenti passi lo trascinavano fiero fino all’uscio del bar dove accennava un saluto ai presenti che, puntualmente non restituivano mai, ordinava un caffè con quel suo accento occidentale da uno che la sa lunga, pagava senza mai prendere il resto; uscendo riaccennava il solito saluto per sparire fino alla sera seguente.
Passava qualche secondo prima che qualcuno pronunciasse la solita domanda: –Ma chi è questo qui?-
“Non lo so, ma non è la prima volta che lo vedo da queste parti”
-Deve essere qualche pezzo grosso- 
“Perché?”
-Non lo vedi com’è vestito?-
“Grosso è Grosso…”
-Ma che viene a fare?-
“Da dove viene?”
-Cosa vuole qua?-
“Cercherà qualcuno?” 
 e così, fino a tarda sera, la fantasia dei moricanesi si sbizzarriva nel trovare delle probabili risposte a queste domande. 
      Perché è strano il moricanese, lui non va a cercare le risposte dov’è sicuro di trovarle, dal diretto interessato ad esempio, perché dopo averle ottenute finisce la chiacchierata e finendo la chiacchierata finisce tutto.
-È arrivato uno nuovo in paese.-
«Lo so ne ho sentito parlare al bar»
-Deve arrivare da lontano, ha uno strano accento e parla sempre di democrazia. Dice che la democrazia non è mai troppa neanche da queste parti.-
«La vende?»
-Perché si mangia?-
«No, ma da queste parti ne sono ghiotti e si trova a buon mercato.»
-Sai dove abita?-
«No e non mi inter…»
-Abita nella Padronella.-
«Uffa dai lasciami solo»
-Che fai?-
«Una ricerca, ho scoperto finalmente il nome di quel fungo maledetto»
-Ha un nome?-
« A ciò che spaventa si dà sempre un nome, come dimostra il fatto che gli uomini ne hanno, per prudenza, due.»
-No, Thonky ne ha solo uno.-
«Thonky, e chi è?»
-Thonky, il forestiero, quello nuovo.-
«Ora ho da fare e poi sai bene che i pettegolezzi di Moricane non mi interessano»
-Sei sempre qua con i tuoi libri, non ti interessa nient’altro che il tuo fungo!-
Respirava polvere, Buricchio, tra l’odore di carta vecchia dei suoi libri e le parole di Juanna, la sua domestica, governante ed amante che da tempo si prendeva cura di lui.
In realtà Buricchio aveva già avuto a che fare con il forestiero. Si era imbattuto per caso in una delle tante orazioni con le quali intratteneva folle di moricanesi, i quali, pur non capendo una sola parola di quello che diceva, rimanevano ammaliati dall’accento con cui condiva quel suo già saporito linguaggio lobotomizzante. Quell’accento smuoveva qualcosa in lui che non riusciva ad identificare, una sorta di opaco dejà vu . Lo aveva ascoltato parlare di democrazia, civiltà, diritti civili e libertà. Finiva i suoi discorsi sempre con la stessa frase: “La democrazia non è mai troppa, neanche da noi”, allorché i moricanesi tornavano alle loro case con occhi sbarrati, assenti, come se la loro anima fosse scappata via dietro alle parole uscite dalla bocca di Thonky. 
Ma Buricchio no, Buricchio ne era immune, e mentre ascoltava, il suo cervello ben lubrificato dalla cultura riusciva a porsi delle domande, e ad una ancora non era riuscito a dare una risposta: lo scopo, il fine ultimo a cui voleva arrivare  Thonky. L’investigatore riusciva a capire che quei discorsi non erano altro che mattoni con i quali stava mettendo in piedi una costruzione il cui progetto partiva da molto lontano. 
Lontana era infatti New Palombeans, la città natale di Thonky, sconosciuta dalle parti di Moricane. Buricchio riconobbe subito la sua bandiera affissa su un muro, la fissò con occhi impauriti, gli riesumava reminiscenze, tormenti, emozioni, sepolte da tempo. Qualcuno disse che aveva gli occhi aperti, con la bandiera al posto delle pupille, quando lo raccolsero da terra svenuto sotto di essa. C’era Juanna quando riprese i sensi, qualche mese dopo, accanto al suo letto. Lei aveva vegliato su di lui, aveva ascoltato la sua voce da bambino, le urla, il dolore. Buricchio nel suo coma rivisse la sua infanzia e Juanna aveva ascoltato ogni sua parola, ed ora era l’unica a Moricane che sapesse in realtà da dove proveniva quell’uomo e ciò che aveva passato da bambino; era riuscita a capire che il fungo che cercava altro non era che la sua pace interiore, un modo per dimenticare. Era bambino e non ne capiva molto di democrazia, ma le bombe si, quelle le ricordava, rivedeva le truppe dell’esercito di New Palombeans saccheggiare la sua casa, “giustiziare” con la morte i suoi genitori, la sua cittadina distrutta, rasa al suolo da democratico fuoco. Le ricchezze di quella città strappate via ai suoi cittadini, questi diventati schiavi nella loro stessa città colonizzata dalla temibile New Palombeans.
 Occorse qualche settimana prima che Buricchio riacquistasse a pieno le sue capacità cerebro-motorie e potesse uscire dalla sua casa. Ogni angolo di Moricane era imbrattato dalle bandiere di New Palombeans, righe bianco rosse, due lettere: N e P, scritte con stelle bianche su sfondo blu in un quadrato nell’angolo in alto a sinistra. 
I moricanesi si erano trasformati in degli zombi imbovinati. In quei mesi Thonky era riuscito indisturbato ad erigere alti palazzi, costruire Nec-Pomas, strane paninoteche, ogni moricanese calzava solo scarpe NiPe, il cinema proiettava solo film di NollyPood. New Palombeans nel corso degli anni aveva cambiato la sua strategia di conquista, aveva sostituito alle bombe i panini, ai missili le scarpe da ginnastica, spegneva i cervelli con colossali film che esaltavano la cultura e i costumi New Palombeansiani. Non uccideva più i cittadini conquistati ma li rendeva suoi schiavi rubando loro la propria intelligenza. 
Buricchio si rese finalmente conto di ciò che Thonky, alto generale di New Palombeans, cercava a Moricane: il suo olio. Un prodotto unico, tanto che era famoso come il nettare degli dei, un fluido divino, l’oro di Moricane. I suoi usi erano i più disparati e andavano da un delizioso condimento fino ad un potente combustibile per le macchine agricole. Thonky era riuscito a prenderlo, ma non con la forza delle armi come avrebbe fatto un tempo, bensì i moricanesi stessi l’avevano ceduto costruendo un mastodontico oleodotto fino a New Palombeans. 
Strano popolo il moricanese, nonostante abbia vissuto sulla propria pelle la dura vita dittatoriale era come se non aspettasse altro che avere una nuova guida, un nuovo grande dittatore che impartisse loro degli ordini, perché infine era proprio questo l’intento del Thonky: creare una nuova colonia in Moricane da dove poter esportare materie prime e manodopera utile alla raccolta delle ciliegie e alla manutenzione dell’oleodotto. Buricchio assorto nei suoi pensieri era alla ricerca di qualche escamotage per sbattere in faccia la cruda realtà in cui si trovava ormai il popolo di Moricane. 
Situazione da lui già vissuta e proprio ricordandosi di ciò che mise su una rappresentazione teatrale, per permettere agli altri di capire il significato della libertà. Privo di attori si dovette arrangiare con due galline, un cavallo, tre gufi, due cani e un somaro, il protagonista. La rappresentazione fu fissata per il 25 Dicembre e gli attori, i poveri animali, andarono in scena su di un palco allestito in malo modo dallo stesso Buricchio in quanto il glorioso anfiteatro di Moricane fu saccheggiato del suo prezioso marmo e reso inagibile dallo stesso Thonky che lo utilizzò per innalzare statue inneggianti la sua figura. Il titolo dell’opera era: "IGNORANZA o ignoranza?", l’intento di Buricchio era quello di fare una rappresentazione allegorica della vita, impersonando negli animali i vizi e le virtù degli uomini. Le galline, prive di cervello erano la Sciocchezza, il cane la Fedeltà, la volpe la Furbizia, il gufo la Saggezza, il cavallo l’Intelligenza ed infine il somaro, il protagonista, rappresentava l’ Ignoranza. 
Mentre la rappresentazione si svolgeva la mente distolta dei moricanesi, bovinamente indottrinati dalla violenta propaganda del Thonky, si svegliava da quel sonno ipnotico. Subito fu convocata , in segreto, un’assemblea alla quale parteciparono tutti i moricanesi e presieduta da Buricchio con lo scopo di pianificare una rivolta per cacciare il falso portatore di democrazia. Il tumulto si spostò per le vie del paese gremite di moricanesi agricolarmente armati con forche, zappe, “sfargie, surricchi e maleppeggi” tutti alla ricerca del conquistatore, il quale inconsapevole di ciò che stava accadendo, si ritrovò accerchiato da un migliaio di ribelli. Vittima della divina legge del contrappasso, come se si trovasse in un girone dell’Inferno dantesco, Thonky si trasformò in somaro. Vedendo ciò i Moricanesi concessero a lui la grazia e da allora ogni anno in quella data a Moricane si celebra la festa della liberazione, mettendo jn scena l’opera teatrale "IGNORANZA o ignoranza?" con protagonista il somaro Thonky. 
P.S. Ogni riferimento a cose, persone o fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale

 
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