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Capitolo IV
   In attesa del miracolo

L'’inverno era sopraggiunto come da prassi stagionale! Però, era un inverno che prometteva poco... si era giunti quasi a Natale ed ancora non c'era stata una vera giornata di freddo. È vero che, ormai, a Moricane e dintorni non si seminava più grano, ma il detto sotto la neve il pane valeva comunque.
Buricchio, nella tranquillità del suo studio era intento, come ormai faceva da svariati anni, a fare delle prove di determinazione per risolvere il mistero del famoso fungo! Pensava, come ricorderete, in autunno di aver risolto l'enigma: si era sbagliato! Le spore fungine sono come certe persone: sembrano una cosa poi sono diverse quando le analizzi a fondo. Il fungo che pensava di aver trovato era "un esemplare di Agaricus malformato da condizioni esterne", aveva scritto nella relazione ma in effetti era nato tra due corpi solidi che gli avevano fatto assumere una strana forma a ventaglio!
Mentre scriveva, il nostro eroe, rifletteva anche di come bastasse un nonnulla per uscire fuori dal seminato! Infatti, essendo ormai prossimo il periodo natalizio, per tutto l'autunno ed attualmente, nessuno o quasi aveva più pensato al problema della carenza di acqua. Ma quando, tra non molto, la necessità si rifarà pressante ed avendo la sorgente lacrimosa dell'assessore esaurita la "produzione", come si ritroverà il popolo di Moricane? Altro che la finta democrazia di Tronky !! Quella ormai era una storia passata, poco divulgata e meglio se dimenticata!
Gli pareva che fosse passato nel dimenticatoio comune la "corte" di Egodazi e che Fonino Fanaletto avesse rallentato il ritmo del suo interesse delle cose altrui! O forse era lui che stava stancandosi e non dava più peso a certi comportamenti? Una cosa gli era chiara: che per tutto questo tempo Egodazi aveva avuto modo di riposarsi essendo stato un po' lasciato in pace. Però, pensandoci bene, fu proprio Fonino a dirgli qualcosa di sconcertante: sembrava che Egodazi avesse fatto in modo che alla locale Università “ de ‘u  fore co a sappa” venisse chiesto di pagare l'affitto per la sede. È bene ricordare che a Moricane esisteva già dai tempi dei tempi una Università “ de ‘u  fore co a sappa”  (Ente di privati) che fu fondata da pastori e contadini benestanti, i quali acquistarono alcune delle proprietà dei grandi proprietari terrieri, che avevano ettari ed ettari di terre incolte e macchie abbandonate, lottizzandole e assegnandole, con l'obbligo di migliorarle e mantenerle coltivate; a chi ne avesse fatto richiesta, dietro pagamento di un modesto canone annuo. In tempi non troppo remoti fu fatto un accordo o per meglio dire una convenzione, tra questo Ente ed il Comune, di reciproca utilizzazione di alcuni possedimenti in comunione (detto per sommi capi un “do ut des”). Il lettore si chiederà come Buricchio, in pochi anni di permanenza a Moricane, avesse potuto fare ad entrare in certi meriti che gente nativa non aveva mai né considerato né approfondito; non bisogna dimenticare che Buricchio oltre ad essere un investigatore, era un ricercatore di funghi espertissimo quindi abituato ad approfondire le cose. Saputo questo fatto, cominciò a preoccuparsi se ciò non potesse essere l'inizio di un'epoca proibizionista e quindi non gli venisse a mancare l'autorizzazione di poter entrare ed uscire a suo piacimento in alcuni luoghi normalmente proibiti.
Ormai a furia di pensare ad altro, aveva perduto la concentrazione e preferì uscire a prendere una boccata  d'aria. Una volta fuori, la prima cosa che fece fu di recarsi a prendere un caffé al solito bar.
Solite persone, soliti discorsi e solite urla poiché è convinzione comune che chi più strilla è chi ha ragione; solita domanda:
-È vero che hai trovato finalmente il famoso fungo?-
Solita risposta:
«Vorrei sapere  dove sta...»
-Allora non è vero?
“Te lo avevo detto di non dar retta a chiacchiere... Sei il solido babbeo che prende per oro colato tutto ciò che gli si dice....”
Buricchio li lasciò a discutere sul fatto; soddisfatto di aver, se non altro, fatto cambiare argomento ad una discussione.
Si avviò su per il pendio che conduce al vialone del Santuario del Beato con un sorriso di compiacimento sulle labbra, pensando a chi aveva lasciato a discutere e per cosa! Ma all'altezza del Fontanone, cambiò espressione e le labbra gli si serrarono in una smorfia di stizza, vedendo quel bel fontanile con l'acqua chiusa! Giusto qualche giorno prima, parlando con due micologi locali, Piergianni Cimalli e Settimo Frapapetta gli avevano parlato del Mascherone, la fontana magica che ti irretiva con la sua acqua che perennemente usciva dalla bocca del leone in ferro fuso, sempre fresca. Ed il Cimalli che era il più anziano gli raccontò di quando la leggendaria fontana si trovava al posto dell’Ufficio dei fratelli Giantristezza  e di tutti i cambiamenti ed i "traslochi" che aveva subito.
A Buricchio si intristirono gli occhi pensando alle vicissitudini dell'acqua a Moricane. Il suo cervello era tornato nuovamente a fare l'idraulico e a preoccuparsi cosa sarebbe successo a Pasqua! Perché, pensava, se essendo a Natale e fa così caldo, appunto a Pasqua saremo come ai Tropici! Perché nessuno si preoccupano per tempo di risolvere i problemi?
Lui, da buon investigatore, aveva indagato ed aveva saputo che un certo Ing. Tubareli era stato incaricato di redigere e mettere in atto un progetto, ma che per incompatibilità cronica con imprese e tecnici ha creato (aiutato in questo dal nostro Egodazi) tanto di quel casotto che forse si farà prima a fare uscire il vino dai rubinetti!
Con questi pensieri che gli ronzavano in testa, arrivò al vialone e si sedette su di una panchina e rimase a fissare davanti a sé come se non ci fosse nulla....
Che aspettasse il famoso miracolo che manca da anni al Beato per diventare Santo?

 
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