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        Qualche giorno fa Giggi mi  ha inviato questo appunto che, mi ha scritto, gli era rimasto "impigliato" in  qualche sua cartella .

         Egli è molto più fine di me per dire che (e ce lo ripetiamo spesso) ormai è assodato: la colonizzazione americana (e quindi lingua inglese) sta per terminare poiché lo siamo di fatto; con la spregevole differenza che da noi è gestita con corruttela incontrollata e non come la loro! Ritornando al discorso: ma non è sintomatico che invece di approfondire alcune materie già dalla prima elementare insegniamo l'inglese? Sicuramente serve sapere l'inglese, ma prima dovremmo imparare l'italiano!

Caro Giggi, forse siamo testoni noi che non riusciamo ad adeguarci!


ANCORA SULLA BUONA SCUOLA
di
LUIGI FILIPPETTA

          Va tutto in direzione del “poco Stato”,  del “sempre meno Stato”, purtroppo anche nella scuola, contrabbandando il “meno Stato”  come processo autenticamente democratico.

   Ed è invece sempre più liberismo, sempre più affermazione dell’ideologia di una classe dominante che vuole affermare ipocritamente la cosiddetta morte delle ideologie, per nascondere la propria ideologia che imperversa e che permea il modo di pensare contemporaneo e la stessa “cultura dello scarto” più volte denunciata da papa Bergoglio.

  Imperversa anche nella scuola che è il sistema più debole, più fragile. Che  rimane dello Stato sempre più solo apparentemente. Anche nella scuola con la concessione dell’autonomia, fatta ingoiare al popolo grosso come conquista, anche con l’aiuto subdolo dei sindacati di categoria e no.

  E che non sia conquista si è visto il mese scorso, in cui si parla d’inizio delle lezioni, cioè di calendario scolastico e della cosiddetta offerta formativa.

   Da alcuni decenni  si diceva a proposito del calendario scolastico, che l’autonomia era necessaria fondamentalmente per adeguare l’inizio e la fine delle lezioni alle zone climatiche delle nostre regioni, così diverse nelle loro particolari  escursioni termiche.

   In proposito ho letto su giornali  nel mese scorso che nelle scuole di tutto il territorio nazionale sono iniziate le lezioni, tutte, dall’arsa Sicilia alle fredde regioni delle Alpi, nell’arco di due giorni. E si chiuderanno al termine dell’anno scolastico, tutte, dall’arsa Sicilia alle fredde regioni delle Alpi, nell’arco di due giorni. Segno che la “concessione” dell’autonomia aveva ben altre motivazioni che non l’adeguamento del calendario scolastico alle diversità ambientali: il gioco è ben più sottile di quanto possa sembrare al popolo minuto.

   Ho letto anche in qualche giornale nei giorni scorsi che in un liceo classico, in ragione dell’autonomia didattica, non più intesa come libertà d’insegnamento del singolo insegnante ma come libera emanazione e determinazione del collegio dei docenti, è stato stabilito di tenere tutte le lezioni in lingua inglese, sia per l’insegnamento della storia che della lingua e la letteratura italiana, della matematica, ecc. Dico in un liceo classico italiano, non in un college di Manchester!

   Spero proprio che questa informazione non sia vera, perché si dovrebbe presupporre che tutti quei professori abbiano la doppia laurea, cioè anche quella della lingua inglese, oppure che siano tutti di lingua madre inglese.

   Ma quantunque fosse così, resta il fatto che gli studenti sono di lingua italiana e che la lingua inglese devono ancora impararla. Assurdo! Come sarebbe assurdo leggere e studiare I Promessi Sposi e la Divina Commedia in traduzione inglese o semplicemente commentarli in inglese.

   Non c’è che da augurarsi che quanto ho letto sia solo una balla giornalistica. Per amor di Patria. E soprattutto della scuola!   

                                                          Luigi Filippetta


 
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