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I RICORDANDO E RIPENSANDO  di  Luigi Filippetta  

   Nel mio precedente articolo sul capitalismo e i nuovi schiavi avevo fatto riferimento  ad un articolo del filologo e storico Luciano Canfora. A commento del mio articolo poi è intervenuto Pierluigi con un suo bel sonetto scritto l’anno scorso per l’incontro televisivo di Corrado Augias con Luciano Canfora.

  Non tanto la lettura dell’articolo di Canfora quanto la lettura di ciò che ha scritto Pierluigi mi ha spinto, non so con precisione il perché, a ricordarmi come ho sviluppato il mio interesse per la storia della filosofia e per la filosofia stessa: proprio a cominciare da Canfora!

  Nella mia preparazione per le magistrali avevo studiato storia della filosofia sul manuale di Lamanna, della corrente del pensiero idealistico del Gentile: non riuscivo a chiarirmi temi e problemi; certamente per mio difetto di preparazione. Negli anni Settanta lessi il “Sommario di storia della filosofia” di Luciano Canfora, edito da Laterza e che riassume i quattordici volumi della “Storia della filosofia” di Guido De Ruggero, seguace del pensiero idealistico del Croce.

  Leggevo allora il “Sommario”, mettendolo anche a confronto con la “Storia della filosofia” di Bertrand Russell, in modo da capire meglio temi e problemi che i filosofi si ponevano col passare del tempo, cioè nelle varie epoche.

   Leggevo il “Sommario” e immaginavo Canfora già avanti con gli anni, se non vecchio. Invece, dopo tanto tempo ho scoperto che era molto più giovane di me! Ma io ero andato con le pecore, e allora non immaginavo che si potessero scrivere libri così importanti anche da giovanissimi. Ancora adesso però, anche dopo aver studiato direttamente sui tanti volumi del De Ruggero e su altri di altri autori, mi è rimasta dentro l’idea di un Canfora dotato di un sapere vasto e profondo, che mi fa sentire piccolo piccolo!  

   Ci sono questi uomini di grande cultura, parlo solo dei  vivi di oggi, come Canfora, Rodotà, Zagrebelsky, De Mauro, De Masi, ecc., che non solo trasmettono grande cultura ai giovani, ma anche ci orientano a saper conoscere, cogliere, affrontare e risolvere meglio e con più chiarezza i problemi del nostro tempo.

   A fronte di questi benemeriti che illustrano la cultura italiana nel mondo, si rimane allibiti quando ci sono politici che affermano che “la cultura non si mangia” oppure dicono  “questi professoroni è meglio che stiano zitti”. Che classe politica e dirigente ci siamo meritati? Poi ci meravigliamo se la nostra economia è in crisi, come è in crisi l’immagine del nostro paese!

                                               Luigi Filippetta

 

Caro Giggi, visto che ti ispiro queste belle note, torno ancora con il mio

CONTRAPPUNTO  di Pierluigi Camilli 

Pensavo, mentre leggevo il tuo articoletto, che il disappunto che si prova nel constatare la decadenza culturale odierna, forse è esagerato!  

Sai, credo non tutti riescono a tenere il ritmo di chi, fin da quando era scolaro, ha dovuto affrontare una vita, non dico di stenti visto che né tu ne io abbiamo mai patito la fame!, ma di sacrificio. Soprattutto la tua generazione (non per ricordarti che sei dieci anni avanti che è quasi una generazione) che per studiare ha dovuto rubare il tempo e noi (la mia semigenerazione) già andando in bicicletta a otto chilometri, abbiamo potuto studiare a scuola; quando i professori avevano più tempo di quelli odierni. Oggi, e domani sarà sempre peggio, la cultura è stata molto diluita così si filtra meglio. Siamo ritornati, quasi, a riservare la cultura a pochi; in parte a chi può finanziariamente ed in parte a chi sa come fare e se non si ha la passione trasmessa da chi ti ha insegnato…. Sbaglio? E solo quelli come te, possono poter leggere il professor Canfora, del quale sono a malappena riuscito a leggere “la prima  marcia su Roma” che, devo dire, per l’argomento che affronta (forse meglio gli argomenti) è molto scorrevole e brillante. Un paio di libri, prima di questo, li ho abbandonati: Infatti ciò a dimostrazione della mia mezza falsa cultura. Forse perché nel mio ramo, abbiamo seguito più le capriole con Thevenin, Norton e Pacinotti dell’Olivieri e Ravelli che con Platone e Aristotele. Figurarsi che già il Manzoni, che era nel programma di studio, ci faceva sbarellare! “Professò! Ma che Manzoni faceva gli impianti? Ma a che serve?” e  il professor Colapietro – Vedrete, vedrete che vi servirà!- In effetti, quando mi sono trovato, poi nel tempo, di fronte a certi P.I. che non solo non sapevano cosa fosse il congiuntivo, ma sbagliavano proprio i termini, ho capito cosa volesse dire il “Manzoni” nelle scuole tecniche!

Sicuramente Luciano Canfora è uno dei maggiori conoscitori della storia Romana: è come se il bisnonno del nonno gli avesse raccontato di Cesare Augusto(anche se all’epoca erano più greci, laggiù, che romani!).

Ma oggi, mi pare che questi problemi non ne hanno più:

1.     perché le aule sono stracolme per il ridotto numero degli insegnanti

2.     i programmi non si riescono a portare a termine anche se meno approfonditi per via che l’approfondimento è rimesso alla Rete

3.     quando questo non fosse vero, se piove bisogna fare “azione d salvaguardia all’asciutto”.

Questo è quello che mi risulta da parte di chi fa l’insegnante e da quello che vedo dai miei nipoti( elementari, medie, università).

E qui chiudo, perché mio malgrado, mi sto accorgendo che ti sto fornendo materiale per un romanzo.

Grazie per l’apporto che dai alla mia pagina.

                                                                 Pierluigi


 
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