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OGGI È IL 24 MAGGIO

Il 24 maggio 1915, novantanove anni or sono, cominciò, per l’Italia,  la triste avventura della prima guerra mondiale che costò agli alleati dai 5 ai 9 milioni di morti oltre alla Vittoria, mentre all’Impero gli costò dai 4 ai 6 milioni. Ora sembra essere passata nel dimenticatoio delle memorie e come la Cultura, è passata in secondo piano; sembra che non sia più vero che guardare al passato ci migliora il futuro, lo dimostra che quelli che dovrebbero stare in galera continuano ad assillarci dai teleschermi incitandoci a votali.

Il grande E.A.Mario (Giovanni Gaeta) ci regalò l’Inno che diventò LA LEGGENDA DEL PIAVE (“rischiando” di diventare l’Inno Nazionale. Infatti, da notizie trapelate a suo tempo, il Presidente del Consiglio A. De Gasperi chiamò E.A. Mario per scrivere l’inno per la DC ma il poeta, garbatamente, rispose che non scriveva su ordinazione, ma sotto dettatura del cuore! Anche se il Primo Ministro gli prospettò l’ipotesi che “IL PIAVE” poteva diventare l’ Inno Nazionale! In verità, mi ricordo che dal 1946 al 1948 qualcuno lo considerò inno Nazionale.)

LA MUSICA

IL TESTO 

Il Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l'esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera...

Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!

S'udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò:
«Non passa lo straniero!»

Ma in una notte trista
si parlò di un fosco evento, 
e il Piave udiva l'ira e lo sgomento...
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto,
poi che il nemico irruppe a Caporetto! 

Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!

S'udiva allor, dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l'onde:
come un singhiozzo, in quell'autunno nero,
il Piave mormorò:
«Ritorna lo straniero!»

  E ritornò il nemico;
per l'orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame...
Vedeva il piano aprico,
di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora...

«No!», disse il Piave. «No!», dissero i fanti,
«Mai più il nemico faccia un passo avanti!»

Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combatteron l'onde...
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
«Indietro va', straniero!»

 Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento...
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti...

Infranse, alfin, l'italico valore
le forche e l'armi dell'Impiccatore!

Sicure l'Alpi... Libere le sponde...
E tacque il Piave: si placaron l'onde...
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri!

 

Domani, andremo a votare (noi moriconesi anche per il Comune) per l’Europa  che, se non altro, ci ha portato ad una pace di armi belliche proprio grazie alla unione degli Stati (28 per ora); già per questo, anche uno scettico della politica italiana, dovrebbe andare a votare per mandare nostri rappresentanti nell’Unione. Speriamo che chi ci manderemo, ci rappresenti SERIAMENTE e non vada a farci fare, come è avvenuto in altri momenti, la figura dei pagliacci! 


 
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