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                              NUOVO ARTICOLO DI GIGGI SULLA SCUOLA:


" LAUDATO SI' "   E LA SCUOLA

Ho letto nei giorni scorsi l’enciclica bergogliana  “Laudato si’ “. Ad ogni pagina ho avvertito richiami ai vari settori del sapere, anche là dove non sembrano più o meno esplicitamente o chiaramente indicati. E dico che non di discorso astratto o fine a se stesso si tratta, ma che investe problemi concreti che si pongono all’uomo nella realtà del presente e nella prospettiva del futuro.

   Certamente non mi hanno sorpreso il richiamo alle tecnologie e tantomeno il richiamo implicito alle dimensioni educative. Ma quest’ultimo richiamo mi ha immediatamente posto all’attenzione la cosiddetta riforma della cosiddetta “Buona Scuola”.

Dice l’Enciclica nel Cap.III, al titolo “La tecnologia; creatività e potere - Par. 105: “ Il fatto è che << l’uomo moderno non è stato educato al retto uso della potenza>> perché l’immensa crescita tecnologica non è stata accompagnata da uno sviluppo dell’essere umano per quanto riguarda la responsabilità, i valori e la coscienza”.


Ho letto nei giorni scorsi l’enciclica bergogliana “Laudato si’ “. Ad ogni pagina ho avvertito richiami ai vari settori del sapere, anche là dove non sembrano più o meno esplicitamente o chiaramente indicati. E dico che non di discorso astratto o fine a se stesso si tratta, ma che investe problemi concreti che si pongono all’uomo nella realtà del presente e nella prospettiva del futuro.


Chi conosce i problemi della scuola, e più specificamente i problemi delle finalità educative, leggendo queste righe di Papa Francesco, non può che avere almeno un soprassalto pensando alla cosiddetta riforma renziana della cosiddetta “Buona Scuola”; non perché non abbia già mugugnato riflettendo sulle prospettive della cosiddetta riforma, ma perché le ragioni del proprio mugugno se le ritrova implicitamente messe in risalto e in forma pesante nell’enciclica di Papa Francesco.


Perché per una buona scuola è fondamentale il discorso sulle finalità educative, sull’educazione ai valori e sulla loro mediazione didattica. Un discorso che va molto al di là delle autonomie, del controllo delle famiglie sulla scuola, del potere o strapotere dei dirigenti scolastici. Un discorso che invece investe non solo l’affermazione dei principi pedagogici, ma soprattutto la funzione educativa degli insegnanti e, quindi, la loro autorità in questi ultimi decenni sempre più erosa, sminuita, quando non denigrata, tanto da porli nella condizione di aver timore dei comportamenti dei loro stessi alunni e di subire le pressioni dei genitori, oltre che condizionati dall’INVALSI e dal sistema dei crediti e dei debiti dei loro allievi.


Sono già molti anni che la scuola è stata quantomeno indebolita sul piano concreto e operativo in questa sua funzione primaria, che non dovrebbe affatto essere limitata alla scuola dell’obbligo; un indebolimento conseguente a un’accentuata funzione di insegnamenti nozionistici, di macchinose operazioni collegiali programmatorie, che più o meno indirettamente vanno sempre più determinando disinteresse, marginalizzazione ed abbandoni da parte della popolazione scolastica più debole, con la prospettiva del ritorno alla scuola classista.


D’altra parte, per realizzare davvero una buona scuola occorrono davvero dei buoni educatori, cioè insegnanti che hanno fede nella loro opera educativa e che credono davvero nei valori che sentono il bisogno di trasmettere alle nuove generazioni; e non possessori di conoscenze da travasare in chi non sa, secondo un rapporto di lavoro, nell’esercizio di un mestiere che non si diversifica da altre modalità lavorative. 


E ciò costituirebbe ben altra riforma, anzi una vera rivoluzione nella vita della scuola e nel rapporto educativo generazionale, che potrebbe modificare anche il senso della società stessa.In costruzione


 
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