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                           UN'ALTRA SCUOLA

di Luigi Filippetta

  UN’ALTRA   SCUOLA



Non solo quando ero ragazzo, ma anche quando ero maestro c’era un’altra scuola, che si cominciò a cambiare quando poi facevo il direttore. Erano altri tempi. Ma non era né colpa né merito dei tempi. Come non è colpa del nostro tempo se la scuola di oggi è così diversa da quella di ieri.

 Mi torna in mente il problema della pulizia degli alunni. Ripenso alla mia frequenza delle elementari al tempo del fascismo. Molti di noi venivano a scuola con il grembiule senza bottoni (servivano nei nostri giochi) con le scarpe rotte e le calze lacere, con i calzoni rappezzati e senza lavarsi. Già, non c’era acqua nelle case e per averla bisognava che le nostre mamme si recassero nelle fontane per attingerla e portarla a casa con le conche di rame sulla testa. 
  Appena entrati in aula ci si faceva subito recitare la preghiera, prima dell’appello, poi il maestro ordinava di stendere le mani aperte sui banchi, quindi ci passava in rivista ad uno ad uno.   Il problema non era solo quelle delle unghie lunghe e sporche per i depositi di sudiciume, ma poteva essere anche quello delle orecchie non lavate ed anche dei capelli con i pidocchi. 
  Allora gli interventi punitivi dipendevano dalle valutazioni dei maestri: le ramanzine, le bacchettate sulle mani, il voto sulla pagella; alcune maestre si portavano le forbici e tagliavano le unghie ai più restii per educarli alla pulizia e all’igiene della persona.   Poi chi era punito cercava di nasconderlo ai genitori, perché se si fosse saputo, avrebbe avuto anche il resto; infatti i genitori dicevano che i maestri erano come i papà e le mamme, e volevano che i loro figli crescessero educati, imparassero a leggere, a scrivere e a rispettare le persone anziane. Non tutti i genitori pensavano così, è vero, ma in generale questo era il costume.
   Anche negli anni del dopoguerra e negli anni cinquanta era così. Anzi un giorno di maggio, in una scuola di campagna dove io ero supplente, prima dell’inizio della lezione, un mio collega, un bravo maestro di ruolo, prese un ragazzino che andava a scuola sempre sudicio, lo spogliò, lo mise sotto una fontanella che era fuori della scuola, lo insaponò tutto e lo lavò proprio come se fosse stato la mamma. Questi erano i maestri che facevano grande la nostra scuola e che educavano le nuove generazioni ai valori della vita.  Dio guardi se ciò accadesse nella scuola di oggi! Ci sarebbero denunce e condanne dei maestri, perché offenderebbero la dignità degli alunni! Perchè così facendo compirebbero violenze traumatizzanti nei confronti degli alunni!
 Da molti anni hanno escogitato e programmato di tutto per demolire la figura morale e professionale dei maestri, a partire dai decreti delegati del ’74, quando i maestri sono stati declassificati prima in docenti e poi in lavoratori della scuola,  quando l’opera della scuola è stata definita come prestazione di servizio alla famiglia e non più una funzione dello Stato, quando i rappresentanti dei genitori, che nulla sanno della professionalità educativa della scuola, sono stati immessi di diritto negli organi collegiali della scuola ad orientare e a  sindacare persino l’operato dei maestri.

   E ciò non è accaduto per nulla. E’ stato tutto ben programmato, non a danno della scuola, ma a danno delle generazioni delle classi più deboli e più povere. E purtroppo con il contributo determinante di una certa cosiddetta sinistra, che poneva la dialettica deleteria del rapporto maestro di scuola/ operaio di fabbrica! Per evidente ottusità ideologica, ma non meno per malafede.
                                                                                                                                                Luigi Filippetta


 
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