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 COME FACÈMMO  quinta  parte

  Buona sera a tutti

 come facevamo…  quinta parte

permettetemi di ricollegarmi agli auguri di Natale che ho fatto in maniera poco usuale, invece di descrivere come ai tempi miei si passava il periodo Natale- Epifania; riconfermando un Buon Natale che spero avrete passato bene ed aggiungendo un Buon Proseguimento del 2013 lo faccio questa sera.


Già dagli inizi di dicembre si percepiva qualcosa di diverso e man mano che passavano i giorni, l’aria cominciava ad assumere sempre più un aspetto di misteriosa attesa che si trasformava in ansia con  le prime visite dei “ciaramellari” che oggi, giustamente, dite zampognari.  Improvvisamente, come se apparissero dal nulla, sentivi l’affascinante cantilena delle ciaramelle (zampogne per i raffinati della  lingua) ed era l’avvio alla preparazione del Presepio e quasi in ogni casa si usava farne uno, anche piccolo. Mi ricordo che noi, alla bottega, vendevamo delle capannine della grandezza di un quaderno (non i quadernoni di oggi, ma quelli tradizionali da 15x20 cm) con i componenti essenziali stampati e cioè Giuseppe e Maria ai lati della mangiatoia con il Bambinello, dietro il bue e l’asinello e sopra l’ingresso della capanna una stella cometa. C’era anche la versione con la grotta al posto della capanna. Ci si metteva d’accordo per andare a prendere il muschio, i sassolini levigati nel Risecco e qualche piantina di pungitopo con le bacche rosse; papà ci aveva insegnato che qualche rametto di mortella poteva essere messa come pianta, così come un rametto di  “ricciarello” ( il ricciarello era un arbusto come il bosso e la mortella, ma d’inverno perdeva le foglie ed aveva l’aspetto di  una capigliatura folta e crespa; nonna Maria ce li faceva raccogliere per accendere il fuoco) . Il ricciarello credo crescesse solo nella zona dei Carpini e la Vallicella, perché non li ho più visti in giro. Poi si recuperavano i pupazzetti  e si cominciava a sistemare il presepio, iniziando dalle montagne fatte con carta, bagnata con acqua zuccherata e lasciata essiccare. Si ricoprivano di muschio, una sfarinata sulle cime; si posava un pezzo di specchio che, se era abbastanza grande ci si ricavava anche un torrente che finiva in un laghetto, altrimenti si lasciava scoperto solo il laghetto; anche i sentieri si cercava di lasciarli senza muschio, che poi venivano riempiti con la breccia; pastori, pecore, capre e altre figure qua e là in base allo spazio disponibile. Mi ricordo che il presepe più bello era sempre quello delle monache, che lo facevano all’ingresso della chiesa della Madonna Nazzarena che era già una grotta naturale, a destra entrando nel portone. Comunque, come scrissi nella poesia che segue, non dovevamo sforzarci tanto con l’immaginazione per realizzare un presepio.

Ecco la poesia:

NATALE DE ‘NA VÓTA.

-Jamo a ffà ‘o muschiu, Luiggi’, ce jamo ?
Cucì facemo pure nui ‘u presepio…-
«me n'’hó da iì. Revengo eppó te chiamo,
doppu che semo iti da siu Zebbio»
Era ‘na cósa che toccava u core,
a cummità tutti ‘lli  bammuccitti:
‘a magnatora, l'’angiuli, ‘u pastore
che trasportava ‘mmani du abbacchitti.
Non t’ii da sforzà troppu, a mmagginatte
‘u Presepio  de come era fattu:
 bastava a ‘nna porta de facciatte
che te parea trénto de trovatte;
‘e luci, pe’ strada, fioche affattu,
ch'’ii da stà attente pe’ non sconocchiatte.
Un monellu de mo’, poru monellu,
come cavulu fa’ a ‘mmagginasse
>‘na magnatora, un bove e ‘nsomarellu,
co ‘e  luci drento casa basse basse?
Se se roppea una lampadina,
era parimu che ce  remettea;
>eranu peu paese ‘na trindina!
A pettu a óggi non ce se vedea!
Me pare naturale che un monellu,
ai témpi d’oggi, co’ sta luminara,
non po’ penzà de mette u Bambinellu,
drento ‘na rótte scura, mmezzu a paja!
Ma a’nna carrozzella de Suzzara,
co  ‘n faru ‘mmezzu quaci che t’abbaja!.

Poi, arrivava il 24 a sera che con trepidazione ci si metteva a tavola per il cenone e (almeno a casa mia si faceva così) i piatti tutti rigirati verso la tovaglia, per  mascherare che sotto quello del capofamiglia c’era la letterina per Gesù Bambino. C’era anche chi a letterina di Natale la portava anche dai nonni ma io non mi ricordo di averlo fatto mai. Nella letterina, si prometteva di diventare più buoni ed ubbidienti.
Eravamo poveri bambini, e forse in questo si era tutti uguali: sia noi che i figli del  Podestà o i figli dei più ricchi; tutti dovevamo promettere qualcosa che poi avremmo fatto un po’ fatica a mantenere, in special modo i più prepotenti!
Il cenone di Natale, era un cenone di vigilia, e quasi tutti dopo la pasta asciutta, normalmente col tonno o i filetti di sgombro o aglio e pomodoro (conserva di pomodoro che i pelati non sapevamo nemmeno cosa fossero) chi li aveva usava i pomodorini appesi. Cosa rara, c’era anche il secondo, come il baccalà o l’anguilla. Dopo cena, c’era la tombolata fino all’ora della Messa di mezzanotte e ripensandoci oggi. con tutti gli spari e fuochi d’artificio, sembra di aver vissuto in un altro mondo: un mondo di fantasia, di semplicità e di affetto verso gli altri.

Dal giorno di Natale fino a dopo la Befana, c’era disponibilità, quasi in tutte le famiglie, di dolcetti consistenti in pezzetti di panciallo, cambelletti di magro, morzelletti (mostaccioli), torrone e paste varie ma tutto fatto in casa. Alla sera, ci si radunava ora a casa di uno ora a casa di un altro per giocare a tombola.

Oggi non è più pensabile una cosa del genere, oggi ci si raduna per fare …non so nemmeno dire per cosa fare, dal momento che già da novembre cominciano i ragazzi a far scoppiare petardi (quest’anno, in verità, non lo hanno fatto ed hanno esploso pochissime miccette) e razzi traccianti; a dimostrare forse che sonno fare qualcosa!   Mi viene in mente qualcosa che scrissi molti anni fa e forse sono stato profeta:

 

Natale oggi


De che ve lamentate, brava gente?
Che San Francesco più nun ve se fila?!
Ma si er Presepio nun conta più gnente
e è passato in ottava fila!!
>Ce rughi puro? Devi vergognatte,
>che a casa tua viè Babbo Natale,
l’arbero finto, luci belle e piatte,
palle a colore guasi naturale!
>Ma er Bambinello? Maria cò Giuseppe?
L’avete, scusa tanto l’espressione,
l’avete messi tutti e tre pé zeppe!
E nun t’accorgi, mezzo deficiente,
ch’er lusso è dato solo in concessione
tutto a vantaggio der più prepotente!
 Per la Befana, rinviamo alla prossima puntata. Di nuovo Buon Anno  ed un caro saluto


Grazie per l’ascolto e a risentirci alla prossima. Buona notte a tutti.

 
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