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‘A SCANZIA DE PIERLUIGI

I GIOCHI CHE FACEVAMO – I GIÓCHI CHE FACÈMMO 4

A CACIUFRISCU 

  A CACIUFRISCU 


Cari Radiomanzo ascoltatori buona sera massera giochemo a Caciufriscu 

Questo gioco, in verità, lo si giocava talmente di rado che quasi nessuno se lo ricorda. Era, sicuramente un gioco molto antico e sostituiva di certo “ u picculu”, essendo di gran lunga meno pericoloso. Questo gioco aveva lo stesso procedimento del gioco del “picculu”, ma i bastoni erano sostituiti da piastrelle ed il picculu (birillo) da un mattone  messo dritto in verticale. 
Il materiale occorrente:
‘O Caciufriscu: un residuo di laterizio o una pietra piatta dalle dimensioni di uno zoccolo (mattone).
A piastrèlla: un pezzo di pietra il più piana possibile, dalle dimensioni adatte a rimuovere “ o Caciufriscu” quando da essa viene colpito.
Una lippa (‘a leppa);
I bandoni (come a picculu).
Le regole sono come quelle del picculu, con la differena che si deve delimitare una zona per sfuggire al raccoglitore.
Il gioco: 
Prima di iniziare il gioco, si stabiliscono i limiti del campo (per esempio da “ u pizzicò ” der Municipio a prima dea Porcareccia, ‘a nnà fratta dea Parete e U Parco de ‘a Rimembranza), perché di solito si giocava, come si sa, a quello ‘e Marzilio Aureli, nna Valicella e precisamente tra quella che ora è la casa di Mario Giubettini e quella di Augusto De Petris. 
Come a picculu, una vota stabilito chi sarà il raccoglitore, ogni giocatore, lancia la piastrella per far cadere la pietra verticale (‘o Caciufriscu friscu, che noi chiameremo base) e mentre il raccoglitore rimette a posto la base, il tiratore deve raccogliere la sua piastrella e tornare dietro la linea di demarcazione. Se viene colpito dalla lippa, si deve fermare e viene raggiunto dal raccoglitore il quale, prende “a piccóllu” ( a cavaceci, a cavalcioni) il tiratore e  lo deve riportare vicino alla base.  È chiaro che si cerca di portare il raccoglitore più lontano possibile dalla base. Ecco perché ci sarà un limite di confine. Quelli che non getteranno in terra la base, come a picculu, devono rimanere fuori dal gioco, fino a che non “si darà ‘mbicciu”; il colpito diventerà raccoglitore. Se non ci saranno estromessi, tutti daranno ‘mbicciu.
Il bello di questo gioco, era quando il raccoglitore lanciava la lippa e non colpiva nessuno o meglio ancora quando la lippa veniva recuperata a volo dal lanciatore: la lippa veniva rilanciata più lontano. A volte, capitava che un mingherlino doveva piccollasse un cicciabomba come Ciccio ma fortuna che i cicciabombe non correvano                                                                                                                                                                                                                                                             troppo! Ogni tanto, qualche mamma che s’incontrava a vedere “ce ‘gnuriava”, ci sgridava esclamando:« Oh regazzì! Che manèra è a fasse portà a piccóllu da unu più picculu? Sucì ve sgrinete!» Per gli alieni, sgrinà  sta per rompere la schiena.
Certo,chi poteva immaginare, allora, che si sarebbe parlato di questo gioco come fosse fantasia, visto che  ormai abbiamo superaro la fantascienza dell’epoca mia!
Anche questa sera c’è la poesia: 

Quanno giochèmmo a Caciufriscu

Giocane a caciufriscu, me recordo,
era  un divertisse de sicuru:
‘na vôta m’è successu e no m’o scrdo
Ch’émo giócatu finu a ch’era scuru!

Lla vôta stèmmo joppe l’Ortumonde:
Adelio sbragò ‘u caciu e corze via;
io tenea ‘a leppa:« Revé ‘nnammonde»
strillai «tu jaci, non fa furberìa:

‘a piastrèlla, tu, mica l’ha recôta!
Eccote ‘a léppa e recumingemo.»
Recumincèmmo, allora, ‘n’ara vôta.

Ma u giorno mamma m’éa commannatu
de iì a recoje l’ova e io scemo,
pe gioca a Caciu me n’ero scordatu!


Grazie per l’ascolto e a risentirci alla prossima. Buona notte a tutti.


 
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