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UNA MAESTRA ILLETTERATA DEL 700 A MORICONE                  

Che ci tocchi vivere in un mondo travagliato da crisi profonde che se­gnano la scomparsa d'una civiltà secolare senza che sia dato Vedere, fuorchè ai maghi, quando e come potrà sorgere una civiltà di segno di­verso , non è chi possa negarlo. Che alle radici del nostro crescente malessere ci sia il dissesto impressionante della scuola e lo sfascio della famiglia, sono molti a pensarlo.
Che al tutto si possa e si deb­ba porre rimedio ostracizzando sempre più e sempre meglio il "pensiero cattolico" e chi ne in qualunque modo portatore, più di qualcuno lo afferma con apodittica certezza. Fuori le monache dagli ospedali: fun­zioneranno meglio; fuori 1 cappellani dalle carceri: sarà un inferno più sopportabile; fuori le suore dalla scuola materna o asili d'in­fanzia: i nostri figli cresceranno senza tabù; addosso alle scuole cattoliche o confessionali dove si allevano degli schiavi del dogma e degli asociali; ecc, ecc. Tutto l'arrugginito armamentario del vechio anticlericalismo nostrano e d'oltr'alpe che quagli sempre ritie­ne gl'insulti e le calunnie come argomenti e prove definitive e irre­cusabili. Ora, certo bisogna che ognuno si prenda le sue responsa­bilità: ma possibile che a tutti cadesti Marci Porci Catoni, per dir­la con lo Stecchetti(non certo odoroso d'incenso), non sia mai caduto in mente che ci sia anche il loro zampino in questa spaventosa opera di distruzione d'ogni possibile autentico valore? Perché certo che la scuola "confessionale" ha i suoi torti, ma allora come va che mol­ti dei più arrabbiati suoi denigratori la scelgono per i propri ram­polli? Perfettamente e coerentemente in linea con certi atei di mia conoscenza che non si coricano senza recitare le antiche orazioni! Tutto sarebbe risolto o giù di lì, se sulle cattedre avessimo dei ma­estri e delle maestre e non dei mercenari, se cioè fosse la carità l'ispiratrice delleducazione. Ora "carità è una parola e una cosa che gl’increduli non hanno inventato" scrive il Tommaseo in un pre-zioso Opuscolo che è il suo "Testamento morale letterario e politico" edito a Reggio Emilia il 1922 e che si leggerebbe con indubbio profitto da tanti nostri rimasticatori più o meno illustri di ca­scami pedagogici col solo lustro di essere stranieri.
 La "Carità" spinse nel 700 una popolana di Moricone, certa Paola Serantoni, nata il 22 marzo 1701, ad aprire a Stazzano, a Mentana e a Moricone la "Scuola di Carità" che accoglieva gratis le figlie di quel popolo, cui da sempre sono andate le lusinghe dei demagoghi e le fatiche dei servi di Dio. "I quali, fatti poveri per amore dei poveri, ebbero ed hanno benefizi non dimenticabili se non dagli smemoratif a cui l'ignoranza è dottrina^ l'ingratitudine dignità” (Tommaseo o.c. pag. 25). Nel secolo dei "lumi e di Roussau, l'illetterata Serantoni "si impiegava indefessa in tutti i giorni ad istruire la gioventù ne buoni costumi, insegnando i ru­dimenti di s.Fede, ed i lavori convenevoli… Leggere e scrivere a chi vuole impararlo, come testimonia una contemporanea. La Seratoni era convinta che solo la cattiveria impedisce all'uomo di crescere, e allora prima educava alla virtù, poi istruiva nelle lettere, desiderosa che dalla sua scuola, oltre che ben educate, uscissero donne educate bene. Difatti trasformò l'ambiente dei paesi sunnominati; ragazzette screanzate e pettegole, comari linguacciute e attaccabrighe, vedove smaliziate e ridanciane, vecchi inaciditi dagli  anni e dagli acciacchi ritrovarono nella scuola di Carità
un correttivo ai loro difetti, un serio tenore di vita una conversazione da meravigliare uomini di cultura e di Chiesa che fecero a gara né11'encomiare la Serantoni e nell*addi­tarla come una benefattrice della povera gente. Il secolo che era cominciato allinsegna della naturale bontà dell'uomo, si chiudeva con la rivoluzione francese che fece scorrere tanto sangue per far nascere un imperatore f senza pensare forse che più degli uo­mini del Terrore, quel sangue lordava le mani di Voltaire, di Rousseau e di quant'altri avevano sistematicamente lavorato per spe­gnere, la Luce ed accendere i Lumi che non lasciano più discernere i contorni della realtà. L'umile Paola Serantoni, diventata Sr. Colomba M. di Gesù, morì compianta da tutta la regione il IO settembre 1781 ed è sepolta nel cenobio da Lei fondato nell'an­tico palazzo Borghese. Nel bicentenario della morte, mentre depo­niamo riconoscenti un fiore sulla sua tomba, vogliamo ricordare che non è la scienza, ma la sapienza che fa l'uomo civile e che la Serantoni illetterata fu benemerita perché "insegnò cose, non parole".(Seneca, Lett. a Lucilio 1. XIV)
                                                                                                                                             Aleandro Valenti
 
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