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COME FACÈMMO  XIII  parte

  Cari radiomanzo ascoltatori buona sera, come eravamo, Puntata XIII


   RICORDI
 (Mendrisio, Canton Ticino, 1968)

            T’abbasta 'na parola, un gesto, un fatto
p'aritornà in un'epoca lontana;
magara 'na musica; un ritratto;
un semprice rintocco de campana;
un cane abbaja p'arincore un gatto;
un gallo canta ne' la matinata;
er profumo der vino 'ne la botte;
l'acqua che sbatte addosso a 'na vetrata,
te porteno in un tempo ch'hai passato
in paese, in campagna, da bambino:
tempo felice!, tempo spensierato!,
tempo che nun contava er dio quatrino!
Quanno vivemio co' le scarpe rotte,
in d'una casa mezza diroccata.
Tempo che pare che nun ricordassi...
Ancora vedo un prato ben farciato,
mucchi de fieno, sole, fossi, sassi...
L'odor der fieno: quanta poesia,
ripensanno a l'erbetta ch'è tajata
e l'aria ch’odorava de gaggìa!

 Questa sera ho voluto cominciare proprio con una poesia che, appunto, parla di ricordi e di nostalgia. Domani è il 25 aprile e come sempre, in questa data, la mente mi riporta al 1945 che mi fa rivivere dei momenti particolari: un bambino di dieci anni certe cose difficilmente le dimentica. La sera che fu dato l'annuncio che l'Italia era stata liberata ci fu un'esplosione incontenibile e mi ricordo che a Moricone, e dissero per radio in tutta la Penisola, c'erano cortei di popolo.  Mi ricordo che i cortei, da noi, furono due: uno con una bandiera rossa che da Piazza nazionale andava verso Colle Palazzo e l'altro che con una bandiera tricolore e una bianca scendeva da Via Vittorio Emanuele II verso la piazza. Chi cantava Bandiera Rossa e chi Fratelli D'Italia. Quelli con la bandiera rossa intonavano anche l'Inno dei Lavoratori mentre gli altri anche Bianco Fiore (che all'epoca non tutti sapevamo cosa fosse!) e mi viene in mente, ogni volta, anche la reazione del nostro “gruppo” di amici che non capivamo tutto questo entusiasmo; anzi, ci meravigliavamo che si cantassero canzoni che, tra l'altro, fino a pochi giorni prima era vietato cantare! Così noi per reazione, cantavamo inni “nostri” come l'inno a Garibaldi, il Canto della Marina e quello dell'Aeronautica, il Piave e così via. Ogni volta, ripensandoci, mi viene da ridere.  Ma subito la memoria mi porta a rabbrividire perché mi riporta ad altri eventi a partire dall'otto settembre 1943 quando i nostri genitori, e noi per riflesso, Si trovarono a dover nascondere i prigionieri sudafricani ed inglesi che fuggirono dal campo di concentramento tedesco di Santa Maria. Conseguentemente ai rastrellamenti ed ai bombardamenti degli anglo-americani.

I bombardamenti erano sempre di leggera portata, tranne quando fu centrato il deposito al Ponte di Moricone e quello del 3 aprile 1944 che personalmente ho sofferto da vicino. In verità anche l'esplosione del deposito del Casale di Filippò (Ponte di Moricone) a suo modo mi vide coinvolto. Scelgo di raccontare il bombardamento a Moricone centro.

Il Comando Militare tedesco era insediato nella casa degli Aureli a Colle Palazzo.  La mattina del tre aprile, cominciarono con lo  sgancio di alcuni spezzoni (bombe di piccolo  calibro) durante i quali trovarono la morte Augusto Felici (Ufficiale Italiano in licenza     dal padre, amministratore dei Torlonia, Mario) e la morte di Filippo D'Auria (Pippo Palla) il quale vidi subito dopo essere stato colpito da una scheggia davanti alla casa di Pippinu de 'Gnasiu (dove abito io avendo sposato la nipote del  nonno Peppe ); avvenne che  mio fratello ed io stavamo caricando il carretto per trasportare derrate e materiale perché dovevamo trasferirci a Crovagnano dove ci sono delle grotte di una villa romana; il carretto era fuori del Mandrio e la prima incursione colpì, appunto Via Vittorio Emanuele II e Pippo si trovava a passare ...allo scoppio, noi eravamo appena usciti con un sacchetto ciascuno dal Mandrio e personalmente non mi rendevo perfettamente conto di ciò che stesse accadendo e rimasi imbambolato a guardare  una pagnotta di pane che ruzzolava verso la fontanella e mio fratello mi trascinò per un braccio nel tunnel ( il Mandrio). Corse giù zia Ginevra per vedere cosa fosse successo e tra le grida di tutti  capimmo che dovevamo affrettarci perché la partenza per Crovagnano bisognava anticiparla. Nella confusione, capì che Pippo era stato colpito e capii subito che il pane era di Pippo che l'andava sempre a riprendere dalla cognata; lo so perché Gino D'Auria, figlio di Pippo, era mio amico ed andavamo a scuola insieme ; corsi a vedere, malgrado i richiami di mio fratello e ..non l'avessi mai fatto!: era a terra con una enorme ferita all'addome e me lo sono rivisto per anni davanti agli occhi. 

Mentre stavamo  facendo l'ultimo viaggio da casa al carretto, eravamo all'altezza della casa di Maria 'e Cristò (l'attuale casa di Flaviano Cupidi) che sentii  un sibilo assordante seguito da uno scoppio tremendo e qualche secondo dopo detriti e mattoni che ci cadevano intorno: Tutti a correre sotto il Mandrio, mentre io e mio fratello corremmo in casa e ci fu un momento di vero panico, visto che da casa uscivano per correre sotto lil tunnel del Mandrio tra l'altro, mamma aveva in braccio Maria Grazia che era nata il mese di Febbraio. Non ricordo come successe ma ci ritrovammo coi sacchetti in mano  che eravamo ammassati con gli altri sotto il Mandrio. Ricordo che mentre tornavamo, attoniti,  sotto il tunnel, fui attratto da una specie di campanella colo d'oro e mentre la prendevo, oltre a scottarmi la mano perché arroventata, mi raggiunse il ceffone di Piermichele : la regola era di non raccogliere niente per via delle mini mine  camuffate. Quasi subito, calmatosi ogni cosa, partimmo per il rifugio di Crovagnano. Il resoconto fu che la bomba era caduta a trenta metri da casa nostra, aveva sbracato la casa di Lesandrella vicino la Chiesa Vecchia  e fortunatamente non c'era nessuno in casa. La strada  che dall'inizio di via Prosseda va ricongiungersi con la stessa vicino agli Archi Ricci è stata intitolala Via Tre Aprile.

Vi lascio con la solita poesia 

RICORDANNO

Me scuso pe 'sto gran brutto difetto
de scrive in rima come un poeta;
così facenno me credo un profeta;
che posso fa? Nessuno è perfetto!
Ero regazzo quanno li tedeschi
cianno lassato all'americani;
disseminati in giro ancora teschi;
li fascisti ormai ereno umani!
Se cominciorno a vede adunate
spontanee, armeno in apparenza;
in piazza li comizzi e le serate
piene de gioia e piene d'incoscenza
ché le perzone cianno abituate 
a illudece co' tanta compiacenza.

 

Grazie per l'ascolto e buon venticique aprile.


Grazie per l’ascolto e a risentirci alla prossima. Buona notte a tutti.

 
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