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IN STALLA CON GESU' 
 
« La gente leggera domanda: che cosa faran­no i santi in Paradiso per tutta l’eternità? Ri­spondo: saranno occupati a respirare Dio e Dio sarà occupato a respirare loro. A respirare la loro anima e a farla passare nel Suo intimo, ed essi, a loro volta, a respirare il Suo spirito e a farlo passare nel loro intimo. Il Padre vive i Suoi figli e i figli vivono il loro Padre» (P. Claudel, Tre figure sante, ed. paoline, p. 85).
Questo ardito linguaggio del poeta francese mi si è chiarito leggendo Sr. Colomba, là dove esclama: « Oh che sorte felice di un'anima che va sempre respirando il suo Sommo Bene» e poco più avanti: «0 mio Bene infinito, do­nami per pietà un cuore contrito... o beata eternità, quale a me tenera, — rimira la eter­nità, la eternità beata e la respira». Questa coincidenza della Santità con la Poesia mi ha persuaso una volta di più che i Santi e i poeti sono il dono più bello di Dio al Mondo, le due Luci (come le ha viste un altro arrabbiato amico di Dio Domenico Giuliotti) che rischia­rano la notte senza lumi dell'homo insipiens. Respirare Dio! Lo respira « chi ha Dio nel cuo­re, l'ha nella lingua, che altro non sa parlare che di Dio ed insegna ai prossimi suoi; è tanto il gusto che prova in dar lode a Dio che se po­tesse, vorria che ogni creatura di Dio gustasse; che perciò si affatica con desiderio di invitare tutte le creature ad amare il suo Creatore, che non ci è altro amore che consola e conforta che il puro amore di Dio. Tutto ciò che vedia­mo con gli occhi delle cose da Dio create per beneficio di noi, sue creature, nessuna di que­ste le rende affetto sensuale, ma solo le rimira opere del grande Amore, Iddio, sommo pro­motore di ogni nostro bene — e qui da lode e gloria al divino Creatore: non ama ciò che vede, ma in tutto ama Dio. Si veste e si ciba per vivere e servire Dio, ma non desidera il su­perfluo, né cerca cibi più delicati, né vestire più nobile: solo per ricoprire la nudità del suo corpo; polita sì, ma non nobile e spesa gravosa alla casa che la governa. 0 questa è l'anima la più consolata e contenta che al mondo sia, e perché è tanto il suo sollievo continuo che pro­va nell'intimo suo spirito, che vola al cielo, par che di già partecipi delle divine delizie tra glispiriti beati: sta in terra con il corpo, ma lo spirito sta in cielo» (manoscritto F p. 7).
E quando il vento della tentazione cerca d'intorbidare le acque limpide che rispecchia­no il cielo e, brontolando, il corpo troppo a lungo sferzato si ribella, allora soccorre il pen­siero di Colui « che cominciò dal primo suo na­scere ad obbedire al suo Divin Padre. Dal cielo venire in terra, da Dio, Sovrano assoluto, farsi uomo servo della terra, e perché? per rimedia­re al primo peccato di Adamo ed Èva. L'A­more del divin Creatore alle sue creature vole calar dal cielo in terra, un Dio farsi uomo! o, che stupore!, da umiliare i nostri cuori e ren­derli contriti e pronti a seguire Gesù. L'anima che con amore pondera e rimira l'Amore im­menso di Gesù, o come corre ad imitare e se­guire! Là aspira e respira ogni suo desiderio, non ricusa patire rimirando Gesù dal primo suo nascere nella più rigida stagione dell'in­verno che invia la sua ss. Madre e s. Giuseppe, suo putativo padre a sì lungo viaggio fino a Bettalem, dove non trovorno albergo da ripo­sare, da tutti discacciati, da nessuno accolti: non vi era loco. Così il tutto dal Divin Padre disposto che vole che altro tugurio non aves­sero che una stalla di vili giumenti, dove vole nascesse il divin Figliolo di un Dio, fatto uomo. Vedi, vedi, anima mia, molto più se sei Religiosa, come sei pronta ad obbedire alla s. Religione, e a chi, in loco di Dio, ti comanda? Ogni piccola difficoltà ti ripugna, brontoli e ti lamenti di poca disquisizione di chi in loco di Dio ti comanda in servire la s. Religione. Mira e rifletti bene a Maria ss., al putativo Padre di Gesù, se loro fecero verun lamento di essere discacciati e non trovare nessuno che li voles­sero ricevere, nulla si lamentorno, ma lieti nel divin volere del divin Padre, uniti in una sola divina volontà... o stupore da intenerire i no­stri cuori» (man. F p. 11).
Che non fossero solo devote chiacchiere da spremere qualche lagrimuccia per poi conti­nuare come sempre, ma frammenti di vita vis­suta, tutta la mirabile vita di Sr. Colomba lo dimostra luminosamente, come quando, arri­vata a quel cumulo di rovine che chiamavano pomposamente «palazzo» messo a disposizione della ventiseenne figlia di Felice Serantoni dalla «munificenza» del principe Borghese,scrive: «il vedere io detto palazzo tutto diroccato, o io mi fece ribrezzo o dove mi volevano porre; ma subito n'andò il pensiero alla stalla di Betlemme, dove nasce Gesù. Non ricuso,così inchinai il mio irito: eccomi, Gesù mio,sarò con voi in stalla, senza porte e senza finestre, mura sbucate, tetti umidi, sassi stravecchi scavati» (Fase. 5, pp. 8, 13).
E così, intirizzita dal freddo pensa in quel Natale del 1726, alla carne divina e delicata di Gesù malamente riscaldata da due giumenti e quando una bufera di vento strepitoso «portava via tela stuoia e tutto, racconta la eroica Fondatrice, mi alzavo dal letto bencoperta sì,ma finché durava il vento lampi toni pioggia,o Dio, che bel patire e che bel contemplare»! (fase. 5, p. 14).
Aria profumata di Fioretti, autentico respiro di Dio su questo mondo che «ingrassato, impinguato, rimpinzato, ha respinto il Dio che a portare Dio l'ha fatto» Dt. 32,15.
 Meno male che ci sono i Santi nel mondo e ci sono i Poeti a portare il mondo a Dio. Se non ne fossi convinto, non avrei mai osato rompere il silenzio profondo del tuo solitario sepolcro, venerata santa e poeta del nostro popolo, dolce e forte Colomba di Gesù,
                                                                                                                                                                                          Aleandro Valenti

 
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