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SUOR MARIA COLOMBA DA RETTA AI SOGNI.

 Non è raro, nella storia della santità, che grandi messaggi e anticipazioni del domani il Signore dalla grande fantasia l’affidi al sogno. Certo, bisogna chiamarsi s. Giuseppe o s. Gio¬vanni Bosco per non prendere abbagli; oppure aver vicino uno di quegli esemplari di uomini di Dio, detti con parola arcaica «padri spirituali» che sapevano leggere sempre dritto an¬che su righe storte. Succedeva spesso a suor Colomba, che fra tanti fu ascoltata in confessione pure da un certo fra Leonardo da Porto Maurizio («religiosa di spirito assai sodo e prudente» la stima nel suo Diario) di cascare dal sonno anche nel disbrigo delle faccende casalinghe e di sognare... Ma, poi, era veramente sogno, era sempre veramente sonno? Sentite: «Mi posi a letto per riposarmi e quietamente dormendo, mi vidi in sogno in una bella chiesa, dove erano poche genti a confessarsi. Parevami a me rivolgere di qua e di là lo sguardo, meravigliandomi della rara bellezza di quella chiesa. Bellissimi altari, bellissima balustra di marmo fino, rotonda, assai più bella di quella dove sono le lampade di san Pietro in Roma: era però fatta angolata, bella assai. Io mi ero così in piedi come incantata a rimirarla e rigirando con gli occhi vidi un bellissimo, ma grande Crocefisso; grosso, grande, che rimirando il Crocefisso di san Paolo, in Roma, mi sembrava quello il Crocefisso. Era piantata la croce su un angolo di quella balaustra: in faccia vi era un confessore che confessava una giovane che era a me conoscente, et appena riguardava io al confessionale, tomo a rimirare il Santissimo Crocefisso et in un tratto voltò il Signore le sue santissime spalle al confessionale. Rimase sbigottita l’anima mia e facendo un grandissimo grido, corsi appresso dicendo:  Gesù mio, che fate! Voi voltate le spalle al tribonale della penitenza; et in questo mio grido cascò la croce a piombo con il Crocefisso Signore. Più gridando io andieti appresso, come in spavento e addolorata correvo verso la balustra e trovo scale da calare: non vedevo più il mio Crocefisso caduto in terra. Corro per le scale e viddi a fine di esse un grandissimo fosso pieno di acqua, dove, in mezzo a quella acqua viddi il SS. Crocefisso tutto grondante vivo sangue che l’acqua del fosso diveniva rossa. O il mio grandissimo dolore non so ridirlo. Sebbene questo era dormendo, gridando, piangendo correvo verso quel lago di acqua venuta ormai tutto sangue. Mi pareva essere sola, ma Amore mi portava a slanci: senza timore di annegarmi mi buttavo nel lago per ricogliere ed abbracciare Gesù, come in effetti feci: piangendo corsi ad abbracciare Gesù gridando dicevo: Ah Gesù mio caro, chi vi ha data la spinta a cadere in questo fosso: sono stata forse io? i miei peccati? Vieni, Amor mio, eccomi in aiuto ; e cosi dicendo pigliavo il Signore per rialzarlo. Ma divenuto uno Omo grande, le mie forze non bastavano, onde piangendo gridavo aiuto dicendo: Venite, venite che è caduto Gesù! non posso io sola rialzarlo. Fatta gran fatica sfogava in pianto, baciavo le ferite che vive e di fresco sangue mi erano; dicevo: Gesù mio, Voi pesate assai, io non posso: chi vi ha fatto cadere? Gesù, dolente, così mi disse: Aiutami, piangi pure e con ragione: qui in questo lago del mio Sangue Divino, come ora vedi, mi calpestano le mie creature quando vanno a profanare il mio tribonale come ora hai veduto in quella mia chiesa, che non potendo rimirare ciò che essi fanno in faccia mia, ò voltato le spalle: mi hai veduto cadere a piombo a dinotarvi che così cadono a piombo al inferno per li continui sacrilegi che nel confessionale si fanno, e dove il bagnio di questo mio Sangue che tu vedi, esser doveria per bagnio e rimedio di loro eterna salute, con male uso che fanno del Sagramento della penitenza, viengono di nuovo a darmi spinta, e più irritare la mia giustizia per a piombo farli cadere nel inferno: guarda tu, mia diletta, aiutami a rialzarmi: quando con le mie dottrine insegni ai prossimi, spiega pure quanto hai tu visto e cosi facendo mi aiuterai. Ciò detto, mi si sfigurò il SS. Crocefisso in un bellissimo Fanciullo che potei abbracciarlo baciarlo e ribaciarlo e portarlo via dal fosso. Cessavo il pianto, la fatica ed ogni singhiozzo e ritrovatomi non più nel fosso, ma in altra bella chiesa, così vagheggiando con quel bel Bambino, mi svegliai serena, contenta in chiarezza di spirito, ma come in realtà avesse fatta una tal fatiga, come dormendo fatta l’avevo. Mi rimase talmente impressa la visione veduta e la pena provada, che per molto tempo mi durò il piangere, da dovere subito alzarmi dal letto. Tomai inginocchioni a piangere sopra il vivo Sangue che veduto avevo e toccate avevo le vive carni e piaghe dell’amato Redentore, che se bene era dormendo, era a me come verissima la cosa, e come tale mi rimase impresso tutto il significato, e quando doveva insegnare con dottrina di verità ai prossimi, mi mesi, come dicevo, di novo in orazione ad esclamare a Dio e piangere dadd'overo la sfortuna di tante anime che non profittano di sì tanto Sagramento della Penitenza, vero bagnio del preziosissimo Sangue del Divino Agnello Gesù. In questa orazione rimase così illuminata la mia mente che a dichiarare •a dottrina per ben confessarsi mi dava metodi sì forte il Signore che non parevo io adichiarala. Avevo allora il P. Ludovico da Saurgio, onde, per essere in questa cosa rimasta fore del solito stupefatta e pensosa essendo cosa più del solito che mi teneva il cuore ancora trafitto in pena e come rimiravo in spirito quel Sangue Divino dovevo piangere, pensai assicurare le cose con comunicare con il P. Ludovico. Andai dunque da lui e ricordai quanto la sera mi era accaduto e quanto dormendo avevo veduto. Il Padre, vecchio, udì tutto con sentimento e rimirando il Cielo, quasi piangendo, così mi rispose: A figliola mia, Dio di te vole gran cose! Fatiga, figlia, non ti stancare: ecco i segni che Dio vole da te la scuola. Così non fosse! quante anime si dannano per non confessarsi bene: non ti spaventare: parla, insegnia a tutti le verità e vedrai cosa Dio farà di te.
Questi non sono sogni, sono visite che Dio fù ancora dormendo, non per merito tuo, ma per servirsi di te a prò dei prossimi. Séguita, tira avanti, lasciati guidare da Dio, tu corrispondi da canto tuo e lascialo fare. Dio così si vuol servire di una porcarìa (sudiciume, diremmo noi!); non ci è niente del tuo: tira avanti in umiltà e disprezzo di te, non dubitare, Dio avrà la cura : basta che tu sia pronta a Dio, fidati di Lui e non dare udienza agli spaventi e timori che ti mette «Malatasca», così lui diceva al demonio.

Animata da queste parole del P. Ludovico, riprese più sicurezza il mio spirito e fatta più lunga conferenza, me ne ritornali più lieta a casa» (Fase. IV pp. 3-9). Più sicurezza nello spirito, più lietezza nella vita erano i doni che la direzione spirituale apportava alle anime desiderose di perfezione. Come fa la lente che concentra in un sol punto i dispersi raggi solari e così appicca il fuoco alla foglia secca, il buon Padre Spirituale raccoglieva le ispirazioni celesti e ripuliva dal seccume la pianta innestata in Cristo. Così si arricchivano le cronache del regno di Dio di santi e di sante. La Santità? a sentir certe Cassandre essa non è più che una chierica Dulcinea buona solo a scaldare il cuore di scheletriti donchisciotti. Però, almeno a contatto con le luminose esperienze di Suor Colomba; quanto mi piacerebbe di essere don Chisciotte e invece sono                                                                                                                               Aleandro Valenti


 
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