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UNA PERLA NASCOSTA  (I)     

 

Duecent'anni fa, a Moricone, alle ore 14 del giorno 10 settembre 1781, circondata dalle sue monache che rispondevano con le lacrime al «Proficiscere» intimatole dal confessore, Sr. MARIA COLOMBA di GESÙ «piena meritis et suae regulae tertii Ordinis exactissima observatrix ad sponsum migravit» cioè «colma di meriti e praticante puntualissima della sua regola del terz'Ordine, passò allo Sposo». Così l'arciprete G.B. Tuschi, nel Registro dei Morti a pag. 40, con lo stile epigrafico di alcune fra le più felici pagine del santorale liturgico.Accorse il popolo, non di Moricone soltanto, accorsero preti e religiosi dei paesi vicini, smaniosi ognuno di riportare con sé reliquia «di sì gran donna» cui ognuno nel secreto del cuore aveva alzato un altarino. «Solo la Morte mi dirà chi sono» cantava un poeta: per Sr. M. Colomba, non solo la morte, ma la vita aveva a tutti detto chi ella fosse: una santa! Santa autentica, anche se non autenticata dall'autorità della Chiesa e non messa con l'aureola in testa in parata fra le Sante Fondatrici in S. Pietro; santa acclamata dal popolo di Dio, chiesa pur esso, che ha naso e sa discernere da sé il «bonus odor Christi» quando non n'è guasto da interessati unguentari. Cos'è santità, vocazione «forzata» di ogni cristiano?

Un continuo conoscere il Signore nella transeunte luce del Tabor e un costante riconoscerlo nel volto opaco dei fratelli; un disfare e fare senza sosta: non sì disfa quel che sì fa, ma quel che proibisce di fare quel che si deve; un essere sempre se stessi in tensione senza sosta per essere «altri»: non «un» altro, ma «altro»: «alitisque et idem», come il sole di Orazio nel Carme secolare: sempre diverso e sempre il medesimo. Camminare sempre nella luce non scordando che essa sempre megliomarca l'ombra che ovunque c'insegue e l'ombra è il peccato e più luce la Grazia e più si fa angustiante il senso del peccato.

Convinzione che la Grazia è tutto e il tutto è niente senza la Grazia. Esattamente il messaggio di Sr. Colomba M. di Gesù o non piuttosto il messaggio di Gesù a Sr. M. Colomba? Ma c'è poi davvero chi, salva sempre una certa dose di presunzione, riesce a stabilire i confini dove arriva l'io e dove sopraggiunge Dio? o l'io e Dio cantano e piangono insieme nel misterioso «vivo io, non più io: in realtà in me vive il Cristo?»

Dobbiamo un grazie a Mons. Deodato Bajardi, Suffraganeo del Card. Annibale Albani, Vescovo di Sabina, che, nel 1737, in occasione della visita pastorale a Moricone, tocco da meraviglia per le cose straordinarie che di sé gli andava raccontando Sr. Colomba, le ingiunse di mettere in carta, nero su bianco, tutto quello che il Signore le andava mostrando in visioni estasi e locuzioni spirituali. Così, fra lacrime e proteste, nel dubbio tormentoso diessere zimbello del Demonio, con l'ingenuità di chi non ha il gusto rovinato dalla letteratura, essa scrive in punta di cuore le cose mirabili che la Grazia opera dentro, al di là e al di sopra di ogni sentimento di pura natura.

Anche se a debita distanza, si ritrova in questa splendida «Storia di un'anima» la freschezza d'espressione delle due Terese, la rudezza popolana di S. Caterina da Siena che Colomba predilesse fra tutti. Se ne avrò occasione e voglia (ma quale occasione migliore del bicentenario!) ne darò saggio a comune nostra edificazione: troppo avvezzi ai fiori di serra, non riusciamo più a prezzare i fioretti sepaiuoli che snobbano Salomone (Matt. 6,29). E se la perla non è rimasta del tutto interrata nelle polverose soffitte del Convento, lo dobbiamo a Luigi Massari, medico condotto in Moricone nel 1851.

Egli, avvezzo per professione a trattare corpi lezzosi di malati, fu preso ed avvinto dal profumo che si andava levando da «ungrande ed informe ammasso di carte che il tempo e l'incuria stavan già per logorare del tutto» che decise di renderle di pubblica ragione, a difesa di quel mondo dello Spirito, negato dal secolo della scienza. Così, alternando il bisturi alla penna, dalle «sudate carte» scegliendo fior da fiore, vide la luce nel 1853 la «Vita della Serva di Dio Suor Maria Colomba di Gesù, fondatrice del Ven. Monastero delle Oblate di S. Chiara in Moricone» con dedica a S. Ecc. Agnese Principessa Borghese da parte della Superiora Suor Teresa Caterina del Cuor di Maria. E non è senza significato che i! «Padre dei lumi» ...si sia servito di un «non addetto ai lavori» per richiamare i professionisti della vita consacrata all'ammirazione ed all'imitazione (per quanto consentito dai nostri languori spirituali) dell'umile e grande Colomba di Gesù che, (diremo con Dante e ci perdoni Dante insieme con Thomas d'Aquino)

...mena per cammino

u' ben s'impingua se non si vaneggia (Paradiso, e. X, vv. 9596).

                                                                                                         D. Aleandro Valenti


 
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