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PREMESSA

                 PAESE NATALE   UN ATTO DI MORTE  RICERCA DIFFICILE   

È strano come nel mondo moderno ci si dimentichi presto di avvenimenti e di personaggi, che pure ebbero rilievo ed influenza sulla comunità locale e non solo su questa. Forse la narrazione scritta (e ancor più oggi il mezzo radiotelevisivo), sostituitasi per buona parte alla tradizione orale, ci mette in relazione con cose non sempre più grandi, ma rese tali dalla narrazione stessa, per la sua facilità di propagazione e per la sua azione persistente, sicché molte altre appaio­no dappirma rimpicciolite e poi vengono del tutto ignorate col passar del tempo.

Così è accaduto per suor Colomba, per Ludovico Prosseda e per altri, i più fortunati, che vengono ricordati con un semplice toponimo. E quando poi si va a far luce e cominciano a baluginare nel buio i primi elementi di una realtà sepolta, ma viva e significativa, allora ci si rende conto di quanto avevamo perduto, di quanta parte della spiritualità comunitaria ci era estranea.

È quel che è avvenuto per Ludovico Prosseda, di cui quest'anno ricorre il bicentenario della nascita. Ci era rimasto di lui pressoché un nome oscuro, con un'apposizione che di lui chiariva non molto: pittore.

Dobbiamo soprattutto al prf. Erminio Frappetta, validissimo pit­tore locale, al suo amore per l'arte, alle sue pertinaci e quasi testarde sollecitazioni, se lo abbiamo riscoperto, attraverso ricerche né facili né semplici, se l'abbiamo riconosciuto ed amato come elemento più vivo e più rappresentativo del nostro paese, se oggi possiamo dire di lui che è nostro e di lui possiamo onorarci.

È un merito che all'amico prof. Frappetta dobbiamo riconoscere, come va riconosciuto l'impegno di tutti gli altri componenti il Gruppo Artistico Culturale di Moncone per i contributi dati in sede di ricerca e di elaborazione. In particolar modo a don Aleandro Valenti, parroco e presidente del Gruppo, a De Fulvio Primo, a Filippetta Luigi, a Petrocchi Luigi, a Vicari Nello e agli attivi collaboratori Antonelli G. Battista e Michetti Domenico.

Sotto l'impulso del prof. Frappetta, non solo il nome di Ludovico Prosseda ha incominciato ad avere una propria significazione nella sua vera dimensione artistica, quella di incisore dei più quotati nel secolo scorso, ma hanno riconquistato un più giusto rilievo altri pittori moriconesi, quali Giuseppe Aureli e suo figlio Raniero. È così che un piccolo paese, qual'è il nostro, ci è apparso un non piccolo centro d'arte nei due ultimi secoli.

L. Prosseda, G. Aureli, R. Aureli possono essere indicati come romani, poiché Roma assorbe anche quanto di positivo è nei suoi dintorni, ma essi sono moriconesi, hanno il sangue e il respiro della nostra terra; come non poco di Moricone c'è in Silvio Galimberti, figlio di una Aureli, che fu maestro del nostro Frappetta, e che ha trascorso non brevi periodi nella villa dei suoi parenti. E l'arte moriconese non si ferma ad essi. Perché è tuttora viva e vegeta. Oltre al sullodato Frappetta la onorano altri validi rappresentanti.

Ci scusiamo con il lettore per le nostre manchevolezze. Il nostro non pretende di essere un lavoro esaustivo per completezza e per competenza storica e critica: rappresenta solo lo sforzo di riportare all'attenzione di un pubblico vasto, ed anche dei competenti, figure ed elementi della nostra comunità, degni d'interesse culturale e di più approfonditi studi. Ci auguriamo che altri, con migliori mezzi possano completare la nostra modesta opera; a noi rimanga solo la soddisfazio­ne d'avervi dato inizio.

 
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