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UNA RICERCA DIFFICILE
di Filippetta Luigi


       PREMESSA  PAESE NATALE    UN ATTO DI MORTE     

   II 24 febbraio 1780 venne battezzato il neonato Ludovico Prosseda, figlio di Giuseppe e Maria Francesca De Stefano, moriconesi schietti.
    Ma chi fu Ludovico Prosseda?

   Abbiamo cercato di rispondere a questa domanda partendo da indagini nel nostro paese, cercando memorie e testimonianze obiettive. Presso i registri comunali non abbiamo trovato alcunché, presso quelli parrocchiali abbiamo trovato l'atto di battesimo e quello di morte, con la nota, da parte del Parroco, che per i suoi meriti artistici godette di una pensione assegnatagli dal Governo Pontificio.

   Presso l'Archivio della Confraternita del SS. Sacramento e del Rosario, che è annesso alla Chiesa parrocchiale abbiamo trovato che il quadro della Madonna del Rosario fu da Lui dipinto nel 1818 e i quindici medaglioni dei Misteri che lo circondano, nel 1822 su com­missione della medesima Confraternita. È ancora in dotazione della Parrocchia il rame originale del contrassegno della Confraternita stam­pato sulla mantellina della divisa di ciascun componente: un ovale sul cui bordo è scritto « L. PROSSEDA disegnò e incise » con una finissima incisione della Madonna del Rosario, che è una miniatura.

   Nella memoria della gente abbiamo trovato il buio più fitto. È bastato poco più di un secolo per cancellare totalmente immagini e notizie riguardanti una persona notevole nel campo della cultura: forse proprio questa caratteristica ha reso più facile espungerle dal tessuto più vivo dei ricordi e della tradizione; anche in questo senso non può proprio dirsi che L. Prosseda sia una « gloria paesana ».
   Ci siamo rivolti a coloro che ne sono naturalmente gli eredi. Gli
spiragli di luce non sono stati più confortevoli e le delusioni, per quanto prevedibili, si sono fatte più amare. Una notizia incerta, non controllata e forse non controllabile: il Prosseda, che era stato a Parigi per motivi di studio e di lavoro — fra l'altro allora erano in voga i viaggi oltremontani per ascoltare e vedere il nuovo verbo del David — si sarebbe unito in matrimonio non proprio felice (e non ne ebbe figli) con una parigina.
   Sembra che più di qualche rame sia stato svenduto o ceduto in
cambio di povere cose; il carteggio è andato perduto, non si sa come; è sparita ogni altra cosa; solo un suo discendente conserva un rame e un album di schizzi.

   Non sappiamo chi vendette la sua casa alla famiglia Aureli e perché: una vendita che è stata una vera fortuna. Solo questa nobile famiglia moriconese -fra l'altro anche famiglia di non oscuri pittori - ha potuto conservarci, pressoché intatti, gli affreschi e le tempere che egli vi aveva eseguito

Un nome quasi sconosciuto

   Per conoscere più concretamente il Prosseda non rimaneva che la ricerca sui libri e negli archivi delle cose d'arte a Roma, dove egli aveva svolto principalmente la sua attività.
   L'Enciclopedia Italiana, pur così larga nel riportare le voci degli artisti, lo ignora; non ne fa cenno neanche alla voce « Incisione ». Così
le varie enciclopedie e così i vari trattati di stòria dell'arte. Invero ne riportano notizie sommarie il « Dizionario illustrato dei Pittori, Dise­gnatori e Incisori Italiani moderni e contemporanei — vol.
IV del Comanducci » e il « Dizionario Illustrato degli Incisori Italiani mo­derni e contemporanei », sempre nell'edizione del Comanducci e di cui è autore L. Servolini. Un po' poco, ci sembra, per il reale valore del nostro artista.
   Su questa avarizia d'informazioni non poco devono aver influito le concezioni dell'arte moderna, tese a valutare la creatività che si
manifesta nelle opere, a tenere in poco conto l'importanza fondamenta­le del mestiere e a sottovalutare la cosiddetta incisione riproduttiva. Non entriamo nel merito. Diciamo però che l'arte incisoria di L. Prosseda non è solo riproduttiva, ma anche creativa, quantunque abbia avuto come suo scopo l'illustrazione di scene anziché la rappresenta­zione e l'interpretazione dei stati d'animo.
   Il Prosseda si era formato nell'ambito del neoclassicismo. Quando
i fermenti delle nuove concezioni artistiche andavano maturando, era già vecchio.
   D'altra parte la sua arte era condizionata dal suo mestiere; e in
questo, nel suo tempo, non fu inferiore ad alcuno se fu incaricato di riprodurre opere d'insigni maestri, quali il Pinturicchio, il Poussin, il Gibson, se lavorò sotto la direzione del Minardi e del Camuccini e se le committenze gli pervennero dalla Calcografia Camerale e da scrittori autorevoli per l'illustrazione di libri.

Immagini della Sabina

   Si può affermare che L. Prosseda non è un vanto del suo solo paese natale, ma di tutta la Sabina, giacché verso questa regione ebbe un'attenzione speciale, dietro cui si scorge amore per la propria terra, per le immagini del tempo e del passato, che rivivono nella sua mente ed a cui il suo animo si sente profondamente legato, come testimonia­no le sue moltissime opere, che ne ritraggono gli aspetti più signifi­cativi.

   Queste immagini, che illustrano la Sabina antica come appariva nel secolo scorso, si ritrovano numerose sia nell'opera del grande antiqua­rio prof. G. A. Guattani: « Monumenti sabini » (storia sabina pubbli­cata tra il 1827 e il 1830, rimasta incompiuta per la morte, nel 1830, dell'ottantaduenne autore) sia nell'opera di F. A. Sebastiani: « Viaggio a Ti voli », pubblicata in Foligno nel 1828.
   Ambedue queste opere testimoniano dell'alta considerazione di
cui godeva in quel tempo l'arte incisoria dell'ormai cinquantenne L. Prosseda. 
   Va messo subito in rilievo il grande rame della corografia della
Sabina ( « Tota Sabina civitas » reca inciso un angolo a significare l'im­magine geografica antica e moderna della regione), che da solo può dare lustro a un incisore; non per niente la carta oggi si trova esposta in un corridoio dei Musei Vaticani.
   Infatti il Guattani, che oltre ad essere intenditore raffinato (non
si dimentichi che completò l'opera fondamentale del Winckelmann) era anche in stretti rapporti con gli artisti più validi e più famosi del suo tempo (fu segretario perpetuo dell'Accademia di S. Luca), dovette avere una buona stima del Prosseda per affidargli l'illustrazione della sua opera. Ne è prova quanto egli scrive in proposito: « E qui dirò francamente recarmi a sorte l'avermi associato in tal lavoro per la esecuzione dei disegni e dei rami, uno schietto pittore ed incisore sabino, il Sig. Ludovico Prosseda di Moricone, tanto infiammato di amore patrio, che instruito in belle lettere e valente nell'arte sua. Dopo avere con tale idea esaminata le distanze e posizioni de' luoghi sulle più recenti carte, la Camerale del 1811, la Milanese del 1820 e la Catastale del Censo della più elaborata e sicura; egli come praticissimo della Provincia ha sopra di sé assunto il peso di verificare ». (G. Guattani Monumenti Sabini voi. 1° pag. 11 — Editore Crispino Puccinelli, Roma 1830).

   D'altra parte nel libro del Sebastiani l'artista moriconese fu messo in buona compagnia, addirittura con P. Pinelli: e, almeno in quel tempo il parallelo non doveva affatto guastare.
   Comunque il controllo del segno, proprio di chi è chiamato frequentemente ad un'opera di riporto, e che alquanto lega e raffredda la scena, non dovrebbe indurre a sminuire il valore di una sua produzione calcografica di rilievo, che pure resta validissima sul piano della documentazione storica, né dovrebbe indurre a trascurare la figura di un artista già tenuto in considerazione di grande merito ai suoi tempi.

Rami di produzione

   Le stampe di riproduzione del Prosseda si ritrovano nell'Istituto Nazionale di Calcografia, presso il Gabinetto delle Stampe, presso la Biblioteca dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte di Palazzo Venezia.

   Sono incisioni che riguardano la riproduzione di opere del Pinturicchio, del Poussin, del Gibson e qualcuna del Minardi.

   Vi si coglie tutta la personalità del nostro calcografo: grande padronanza del mestiere nell'uso del bulino e nelle morsure dell'ac­quaforte, attenta sapienza nella ricerca dell'espressività del segno, non comune sensibilità nell'acquatinta, spiccata capacità di comprendere le opere degli artisti e di aderirvi con tutto l'animo, sino a riprodurle con così piena fedeltà da non tradire minimamente il linguaggio e il senso che gli autori v'impressero nel momento creativo.
   Sono caratteristiche che vengono in rilievo al primo sguardo, a
cominciare dalla raccolta pubblicata in Roma nel 1852 e intitolata « Imitation of drawings by J. Gibson R. A. sculptor engraved by G. Wenzel and L. Prosseda).
   Queste caratteristiche si fanno più evidenti nei rami dei « Sacra­menti » del Poussin, che potremmo dire sua opera principale; non per
nulla si trovano oggi nell'Istituto Nazionale di Calcografia e nel Gabinetto delle Stampe. Furono eseguite per conto della Calcografia Camerale ed inserite in quella parte del catalogo che « raccoglie quanto v'ha di più scelto fra le stampe fino ad ora pubblicate nella Calcografia medesima, non solamente quanto alla rinomanza degli autori, e a quella dei soggetti da loro espressi in pittura o scoltura, ma riguardo al rrierito ancora della esecuzione in ramo »; cioè in quella parte a cui « è pure aggiunta la collezione di quelle, che, pubblicate da G.B. Tiranesi, godono di una celebrità che rende superiori ad ogni elogio ».
   Perché si possa avere un'idea dell'impegno del Prosseda in questo lavoro, del tempo di esecuzione di un solo rame, dell'accurata vigilanza della Commissione camerale (vi facevano parte il Camuccini in qualità di presidente e il Minardi in qualità di componente particolarmente responsabile del giudizio sull'andamento dell'opera), delle spese soste­nute e del valore economico dei rami, si riportano qui di seguito alcuni passi tratti dal Registro delle risoluzioni della Commissione Ar­tistica della Calcografia Camerale.

   Pag. 5 del 15 maggio 1834. Sono stati indicati all'artista Ludovico Prosseda i ritocchi che dovrà eseguire sul rame del sacramento del­l'Estrema Unzione del Poussin dal sig. Minardi, li avrà eseguiti sulla stampa che serve di disegno e quindi esibirà la prova alla Commis­sione.

   Pag. 15 del 15 Luglio 1834.... Dal suddetto Prosseda si è avanzata, supplica perché, sin da ora, gli siano pagati 250 scudi che, per disposizione della cessata Amministrazione, non può percepire che dopo la consegna del 7° ramo. La Comm.ne non ha creduto su ciò interloquire, onde l'Onorevole (Prosseda) si dovrà dirigere, se lo creda, a sua eccellenza Reverendissima Tesoriere Generale. F.to il Tes. A. Tosti — F.to Vincenzo Camuccini.

   Pag. 56 del 15 Giugno 1835. Con certificato del predetto prof. Minardi e prof. Durandini potrà essere ricevuto il rame rappresentante il sacramento del Matrimonio presso Poussin inciso da L. Prosseda, che dovrà consegnare ancora le prove. Ciò eseguito, verrà al medesimo pagata la somma residuale adesivamente al contratto.

   Pag. 71 del 16 Novembre 1835; Trattandosi di un gran rame e di molto lavoro, né potendo il sig. Prosseda esibire alla Commissione la prova dell'acquaforte del Sacramento del battesimo presso Poussin, si potranno pagare al medesimo due altre mensilità; per ottenere presto ulteriori pagamenti, dovrà l'artista esibire la prova alla Commissione, ovvero altro certificato del Sopraintendente da cui possa rilevarsi la progressività del lavoro.

   Pag. 100 del 15 Luglio 1836. Dal sig. Ludovico Prosseda è stata esibita la prova del rame del Sacramento del Battesimo dipinto dal Poussin, onde mostrare l'avanzamento del lavoro, sulla qual cosa si è convenuto, per cui può aver luogo il pagamento della solita mensilità per altro trimestre, cioè a tutto Ottobre venturo. Si desiderava però che l'artista si procuri una migliore stampa, perché questa reincisione sia conforme al carattere dell'autore.

   Pag. 113 del 12 Dicembre 1836. Con certificato sig. Barone presidente e del sig. prof. Minardi, potrà il sig. L. Prosseda consegnare il rame e prove del Sacramento del Battesimo presso il Poussin e conseguire il residuo prezzo.

Ipotesi

   Riconosciamo di non aver potuto,, forse anche di non aver saputo, illustrare più compiutamente la figura del nostro Artista che, almeno da parte dei conterranei e della Sabina tutta, meritava di più.

   Le nostre ricerche sono state, per necessità, lacunose e disorgani­che: a nostra scusa valgano il breve tempo a disposizione (il bicente­nario non ci avrebbe aspettato) e le difficoltà che sempre si accompa­gnano a questi impegni, specialmente per chi, come noi, non fa delle ricerche storiche e di quelle artistiche la propria professione.
   Forse c'era da lavorare di più; certamente ci sarebbe occcorso più metodo, più capacità di orientamento nel muoverci fra le numerose biblioteche e i complessi musei di Roma.
   Dopo quanto abbiamo potuto raccogliere, ci rimangono da esporre alcune considerazioni e, con queste, alcune ipotesi.
   Ricerche più accurate presso l'Accademia di S. Luca e presso i
diversi archivi potrebbero dirci a quale scuola di artisti il Prosseda si formò; come potè lasciare un mondo agricolo,, quello del suo paese e della sua famiglia, per dedicarsi all'arte.
   Nel tempo della sua formazione, si trovano artisti come un
D'Antoni e un Aureli -  cognomi comuni nel nostro paese  - che operano a Roma: sarebbe opportuno appurare se e quali rapporti vi furono tra costoro e il Prosseda.
   Se il carteggio del Prosseda è andato completamente disperso,
certamente sue lettere, contratti e altro di suo potranno trovarsi presso il carteggio di altri uomini illustri del suo tempo, ad esempio in quello del Guattani, del Minardi o di altri che certamente furono in rapporto amichevole o di lavoro con lui.
   Il Prosseda ha lavorato in paese; ma prima di ritirarcisi definiti­
vamente avrà frequentato assiduamente Roma e ci avrà lavorato non per poco. E se pensiamo che nel secolo scorso non erano infrequenti i circoli letterari e artistici, a Roma non meno che altrove (l'idea di una Roma chiusa alla vita culturale è assai banale) ci è lecito dubitare che nei loro carteggi — sarebbe da vedere quello dell'Accademia Tiberina — non possano trovarsi riferimenti significativi.
   Ci auguriamo che altri possano fare meglio di noi; che il nostro
Comune, o altro ente, dia un contributo, anche sotto forma di premio per concorso, alla eventuale migliore tesi di storia dell'arte, che si occupi specificamente, anche in un quadro più vasto, del nostro artista.

Luigi Filippetta


(Dall'Archivio della Confraternita del Rosario)
      
Prosseda Ludovico:   lavori 1816

A di  S.  (suddetto  5.3.1816) pacato allo Sig Lodovico Preseda  s  cudi dieci  in conto de Ilo stendardo p.le mani di Gio Batta Latini dico Se. 10

A di 1 maggio o pacato alle Sg.re Lodovico preseda scudi nove e baiocchi venti p.le mani di Gio Batta Latini dico se.9,20

18 Marzo 1816

AdXddì) detto al Sug. Ludovico Prosseda p.lo stendardo non compresi se.12,80 i quali mi furono bonati in occasione della S.cra Visita Scu.23.

ad. 10 Giugno a Pietrantonio Segatore per 4 tavole che devono servire per fare un cassone p. rimettere lo stendardo sC.1.40

1818

A di 25 Marzio o pacato a Sig. lodovico preseda p. quatro da lui fatto dieci dico 10,05

A  di  2  Abblie  ....dadi  a domenico passacantilli  e Gio nini p.essere andati  in Roma per prendere il quatro scudi 1 e 10

Adi 1 Frebaro

A dide. opacato alle Sig. Ludovico preseda in più volte scudi venti cinque p.saldo dello quatro.

A Rocco Stuccatore per la cornice a misteri alla Cappella  14 Magio 1822 se. 12 Al Sig. Ludovico Prosseda Pittore per pingere le Cornici e Misteri Se. 15

 

 
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